Analogie grafiche e mercati

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La moderna teoria finanziaria si basa sull’ipotesi di mercati efficienti. I mercati sono efficienti, in maniera molto semplificata, quando le informazioni e le aspettative degli operatori e del mercato sono pienamente e istantaneamente incorporate dai prezzi degli asset finanziari. Questo comporta (e ne sono pienamente daccordo) che sia inutile trovare notizie o “rumors” che possano in futuro influenzare i prezzi. La conseguenza è anche quella di rendere inutile l’analisi tecnica e grafica (qui sono leggermente meno daccordo). L’efficienza dei mercati comporta che i movimenti degli stessi siano assolutamente casuali e non permettano, ad esempio di entrare ed uscire da un titolo basandosi sull’analisi grafica e ottenendo extrarendimenti nel medio lungo periodo.

 Il mio disaccordo proviene da un problema operativo. Quando i grossi operatori devono o vogliono entrare su un titolo o su un asset lo fanno poco alla volta. Non possono coprire l’intera posizione istantanemante causa la mancanza di liquidità (o di controparti disposte a vendere quell’ammontare a quel prezzo) quindi i movimenti grafici possono segnalare la forza relativa di quel titolo o comunque la presenza di mani forti che hanno la volontà di assorbire le quantità in vendita.
Questa non è comunque la soluzione, ma solo un aiuto operativo nell’analisi degli asset finanziari utilizzato anche da tutti gli operatori professionali.

 La grande diffusione dell’analisi grafica e tenica e la nascita di molti “guru” della stessa deriva dalla relativa semplicità nell’apprenderla. Vi assicuro che è molto più semplice imparare l’analisi tecnica che ottenere una laurea in economia o in finanza.

 La soluzione ottimale è quella di conoscere gli strumenti finanziari dal punto di vista tecnico, saper valutare l’efficienza (costi) e comporre il portafoglio in base ad una diversificazione idonea al patrimonio e alle aspettative di rischio e reddito e di obiettivi. L’aiuto a questo può venire in piccola parte anche dall’analisi grafica.

 L’efficienza dei mercati mi porta anche a dire che nel medio lungo periodo nessun gestore è bravo. Ma nel 98% dei casi sarà il mercato a vincere e il gestore arriverà inesorabilmente al rendimento (Benchmark al netto dei costi del fondo). Quindi, unica attenzione allo studio degli strumenti, alla loro composizione e struttura finanziaria e ai COSTI.
Tutto il resto è perdita di efficienza.

 Mercati che nel frattempo aggiornano i nuovi massimi arrivando ai valori prepanico novembre 2008. 

 Stellari invece le trimestrali delle banche che approfittano del taglio di costi, della pulizia dei bilanci e del ritorno alla normalità del mercato interbancario. L’aggiustamento del pricing del rischio da parte delle banche permette in condizioni di normalità nella disponibilità di fondi del mercato monetario (da overnight ad un anno) e nel mercato dei capitali (oltre l’anno) di recuperare margine di interesse e leva finanziaria.

 La fase attuale rientrà però ancora nell’euforia post panico. Diciamo che il paziente è fuori pericolo ma avrà problemi per diverso tempo. Nel prossimo futuro inizierà a rientrare anche l’occupazione per la reintegrazione delle scorte ma la spinta sui prezzi non appare ancora vicina. La riduzione del reddito disponbile avrà sicuramente impatto sui consumi e i prossimi dati macro su questo fronte saranno ancora molto tiepidi.

 Guardando le reazioni del mercato dopo le forti fasi emotive come quella in corso troviamo una interessante analogia con il 2001.
A caratterizzare questa analogia sono i tre momenti: panico crollo dei prezzi – rimbalzo violento uscita dalla paura – pullback e immediato ritorno sui massimi

 La fase successiva è quella dell’euforia causata dall’illusione che il sistema sia così forte da uscire immediatamente dalla recessione (trappola della liquidità?) e quando ci si accorge che così non sarà il mercato adeguerà le stime sugli utili.
Se i mercati sono efficienti le analogie grafiche non hanno senso.