Piante carnivore e insetti: un'amicizia finita male

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Natura Mea

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Tra gli organismi più straordinari presenti in natura possiamo sicuramente annoverare le piante carnivore. Lo stesso Darwin, che nel suo viaggio a bordo del Beagle di esseri viventi ne vide davvero tanti, non risparmiava commenti di meraviglia per Dionaea muscipula, conosciuta anche come Venus flytrap e ormai disponibile in molti vivai. Se studiare la fisiologia e i meccanismi di cattura di queste piante può suscitare stupore, approcciarsi a loro con un taglio evoluzionistico e ancor più affascinante. Da dove sono arrivate queste creature spesso rappresentate nell'iconografia cinematografica come ibridi a metà tra la piantina da balcone e un feroce predatore? Come sempre l'Universo si dimostra estremamente creativo: molecole, tessuti e organi appaiono di continuo nel mondo vivente per poi essere subito eliminati dalla selezione naturale (o sessuale) oppure diventando strutture vincenti che potranno essere riutilizzate e riadattate per centinaia di scopi diversi. Ricordo ancora una bellissima lezione di uno dei miei professori dell'Università degli Studi di Milano, lo stimato e conosciuto biologo evoluzionista Marco Ferraguti, in cui l'evoluzione viene paragonata ad un esperto di bricolage la cui creatività consta proprio nel sapere riadattare le più o meno complesse strutture che ha a disposizione, apportando solo raramente innovazioni radicali. Quali sono quindi le strutture che questi organismi hanno in comune con i loro più stretti parenti del mondo vegetale? Chi conosce un po' la materia o ha partecipato a qualche mostra sa che le piante carnivore hanno tessuti verdi o comunque colorati grazie alla presenza di pigmenti fotosintetici. Sono quindi in grado di utilizzare il processo di organicazione del carbonio atmosferico proprio come fanno i Pelargoni sui nostri balconi o gli Aceri nei nostri giardini. E allora perchè scomodarsi tanto, modificandosi al punto di diventare trappole per insetti? La risposta è tutta negli ambienti in cui queste piante si trovano a vivere, ambienti che godono di un'ottima disponibilità di luce ma di un terreno oligotrofo e acido con pochi elementi disponibili. E allora ecco che si fa di necessità virtù e una vecchia amicizia si trasforma prima in un opprimente rapporto eccessivamente passionale per poi scadere in un vero e proprio assassinio con tanto di inganno per attirare l'ignara vittima. Eh già, perchè è "una vita" che gli insetti ronzano attorno alle piante ricercandone il prezioso nettare per poi diffonderne il polline garantendo propagazione e diversità genetica (facilitando l'eterogamia a scapito dell'autogamia). Qualcosa ad un certo punto deve essere andato storto e la tranquilla piantina, affamata di elementi che non poteva ricavare dalla fotosintesi, non ha resistito alla tentazione di nutrirsi dei suoi ex alleati. Ecco quindi comparire una grande varietà di modificazioni delle strutture fogliari in grado di attirare, intrappolare e digerire gli insetti. Mistero risolto? Beh, questa ricostruzione è volutamente divulgativa e semplifica molto un argomento davvero complesso. La ricostruzione che ho fatto, per quanto condivisibile, è sostanzialmente immaginativa e non ha la pretesa di sostituirsi agli studi scientifici che con grande cautela cercano tracce e spiegazioni negli esseri viventi e in quelli fossili. Vi invito quindi ad approfondire su testi specializzati.