Il Gioco: componente importante dello sviluppo intellettivo e sociale del bambino

Categoria:

babysitter

.   |   Articolo scritto da:

Joey84

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Il gioco svolge un ruolo molto importante nello sviluppo della capacità di apprendimento del bambino.
Gli studiosi che hanno osservato a lungo i giochi dei bambini, sono arrivati a considerarli come mezzi notevoli di educazione individuale. Il gioco può essere considerato come “IL LAVORO DEL BAMBINO” ed è proprio grazie ad esso che il bambino cresce e si sviluppa. L’attività di gioco può essere considerata come un segno di normalità, mentre la sua assenza come sintomo di qualche problema innato o di malattia mentale. Il bambino sano e felice esplora continuante ogni cosa intorno a lui, prima con la bocca leccando e succhiando gli oggetti, emettendo dei suoni, facendo cadere e muovendo gli oggetti per sentire i rumori; in seguito, verso la fine del secondo anno di vita, il bambino acquista (anche se in modo precario) il senso dell’equilibrio e tende ad utilizzare tutto il suo corpo nel movimento, nello strisciare, nel camminare,nel correre, nel’arrampicarsi, nel lanciare la palla ripetendo infinite volte i movimenti che svilupperanno la forza e l’agilità delle gambe, delle braccia e delle dita e che gli permetteranno di allargare la sua sfera di attività e le sue esperienze.
Solo verso i 3 anni il bambino svolgerà un ruolo attivo di iniziativa; non si limiterà più a manipolare gli oggetti, ma passerà ad un’attiva conquista dello spazio,ad una conoscenza realistica e funzionale della realtà. La sua attività è ora tesa non solo ad esplorare e scoprire ma anche a fare, costruire, e modificare. Il suo interesse non è più rivolto ai giocattoli ma a tutto l’ambiente che utilizza , trasforma e imita per realizzare il suo gioco fantastico. Il bambino gioca a fare il “papà” e la “mamma”, il “poliziotto”, il “soldato”; gioca a viaggiare, ad andare al letto e ad alzarsi; fa tutte le cose che vede fare dai grandi. Questi giochi gli permettono di adattarsi al meglio alla società. Quando il bambino gioca a fare il “papà” o la “mamma” egli assume i loro atteggiamenti ed acquista una certa comprensione di quello che essi dicono e fanno. Tutto ciò che il bambino non può fare nella vita reale, lo fa nel mondo fantastico dei giochi che diventano una specie di rifugio dalla continua pressione della realtà e quindi quest’ultima verrà affrontata con maggior sicurezza. Attraverso il gioco il bambino può controllare meglio una situazione troppo dolorosa per accettarla così com’è; può sfuggirla per un po’ facendo finta di essere qualcun altro.
Secondo Erikson, attraverso il gioco, il bambino può controllare la propria aggressività organizzandola in funzione sociale e può inoltre controllare una realtà frustrante in quanto il gioco assolve alla funzione di superamento della sofferenza. Se osserviamo un bambino che gioca, vediamo che egli spesso distrugge ciò che fa con tanta cura : è questo un tentativo di controllare un’ esperienza che lui ha vissuto negativamente su di sé. Il gioco nella vita infantile è anche l’elemento principale favorente l’apprendimento; dà la possibilità di passare gradualmente dai problemi (giochi) più semplici a quelli più complessi e difficili ed inoltre la possibilità di verifica del successo o dell’errore. Questa verifica è estremamente importante oltre che per l’apprendimento anche per una buona conoscenza di sé, in quanto comporta un’autovalutazione.
L’apprendimento attraverso il gioco inizia già nella prima infanzia; il bambino ripetendo i suoi esercizi sensoriali e motori, sperimenta il dominio sulla propria senso-motricità. Il bambino impara a superare difficoltà e ad acquisire sicurezza, ma solo dopo il primo anno di vita (nella fase della manipolazione) questo processo si farà più evidente; il bambino potrà afferrare ogni cosa e muovendosi da solo imparerà a conoscere gli oggetti che costituiscono il suo mondo ed a conquistare una capacità di rapporto con lo spazio.
 

 
 

 

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