Mettere in regola la propria Babysitter: Manuale d’uso

Categoria:

babysitter

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Il lavoro della babysitter rientra a pieno titolo nella categoria dei lavoratori domestici, definiti dall’INPS come “coloro che prestano un’attività lavorativa continuativa per le necessità della vita familiare del datore di lavoro”. Rientrano in tale categoria anche le colf, gli assistenti per anziani, i giardinieri e i custodi. Gli ultimi dati Censis indicano una percentuale di lavoratori domestici attualmente in nero intorno al 50%. Non vi sono dati riguardo la categoria specifica delle babysitter anche se è ipotizzabile stimare una percentuale sicuramente più elevata.
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Analizzeremo di seguito benefici e ostacoli (burocratici ed economici) della messa in re per concludere con un paio di esempi di costi
 
Benefici derivanti dalla messa in regola della nostra babysitter
Per il datore di lavoro:

  • Si evitano sanzioni amministrative e civili che possono andare dai 1 500 ai 12 000€, escludendo contributi arretrati e interessi passivi cumulati
  • Si possono ottenere agevolazioni fiscali sulla propria denuncia dei redditi fino a 1 500 € di contributi
  • Data l’esistenza di un rapporto lavorativo fra le due parti, ne discerne una responsabilità per la babysitter nei confronti del bambino durante l’orario concordato. Responsabilità che in assenza di messa in regola sarebbe difficilmente dimostrabile.

Per la babysitter

  • Possibilità di fruire di numerose prestazioni assicurative e pensionistiche tra cui: indennità di disoccupazione, indennità di maternità, pensione di anzianità, ecc..
  • Diritto alla tredicesima
  • Diritto alla liquidazione di fine rapporto
  • Diritto a 26 giorni lavorativi di ferie per ogni anno di servizio

Ostacoli per la messa in regola della nostra babysitter
Le ragioni che ostacolano la messa in regola di una babysitter sono fondamentalmente di due tipi: di tipo burocratico (1) e di tipo economico (2). Un’ottima notizia ci arriva dal recente decreto anti-crisi varato dal governo a fine 2008 e trasformato in legge a fine gennaio. L’articolo riguarda la nuova modulistica semplificata per i contratti con i collaboratori domestici, agevolando notevolmente le pratiche burocratiche per la loro messa in regola. Dal 29 gennaio 2009 infatti, le comunicazioni relative ad assunzione, trasformazione e cessazione di ogni rapporto di lavoro dovranno essere presentate unicamente all'INPS, e non più a soggetti diversi quali il Centro per l'impiego o l'Inail.

Pratiche burocratiche da svolgere
Assunzione
Per qualsiasi tipo di collaboratore domestico (tra cui le babysitter) è necessario trasmettere l’assunzione del collaboratore domestico al Centro per l’Impiego del proprio Comune. E’ possibile fare ciò compilando un semplice modulo online, per telefono (803.164) o stampando ed inviando il modulo cartaceo al Centro per l’Impiego di pertinenza del proprio Comune.
Qualora la babysitter sia di nazionalità italiana o di paesi facenti parte dell’Unione Europea, oltre al modulo sopracitato sarà necessario stipulare un semplice contratto tra datore di lavoro e babysitter indicante gli elementi principali del rapporto, tra cui: data dell’inizio del rapporto, retribuzione pattuita, orario, eventuali condizioni di vitto ed alloggio e ferie.
La babysitter necessiterà, per poter essere assunta, solamente dei seguenti documenti:

  • un documento d’identità
  • il codice fiscale
  • la tessera sanitaria dell’ASL

Per quanto riguarda babysitter extracomunitarie invece, si distingue nel caso in cui questa sia residente in Italia o meno. Nel primo caso vi sarà bisogno di compilare un modulo (Modulo Q) per stipulare il contratto di soggiorno per lavoro ed inviarlo successivamente allo Sportello Unico per l’Immigrazione.Nel caso invece non sia residente in Italia, vi sarà il bisogno di inoltrare la domanda di nulla osta al lavoro allo Sportello Unico per l’Immigrazione. Ciò potrà avvenire solamente a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Flussi che il governo stabilisce a cadenza annua per regolare il flusso di lavoratori extracomunitari in Italia. Rimandiamo alla pagina specifica dell’INPS o del Ministero dell’Interno per maggiori dettagli a riguardo.

Licenziamento
Per il licenziamento basterà dare un preavviso che varia dagli 8 ai 30 giorni di preavviso a seconda delle ore settimanali di lavoro e dell’anzianità accumulata presso di noi da parte della babysitter. Le procedure da eseguire sono speculari a quelle dell’ assunzione; basterà infatti compilare un modulo di dimissioni (via internet,telefono o tramite invio in forma cartacea), a questo indirizzo (link).

Ma quanto ci costa ?

Contributi
Una volta finalizzata la messa in regola della nostra babysitter, sarà nostro dovere versare ogni trimestre (tramite un blocchetto di bollettini di conto corrente postale da richiedere all’INPS) i suoi contributi previdenziali ed assicurativi. L’importo orario di tali contributi varia a seconda della retribuzione oraria pattuita: si va da un minimo di 1,3€ per una retribuzione inferiore a 6€ fino a 1,8€ per una retribuzione oltre gli 8,5€/ora.Alla babysitter verrano invece sottratti dagli 0,3€ agli 0,4€ secondo gli stessi criteri. Qualora poi la nostra babysitter lavorasse presso di noi per almeno 24 ore settimanali i contributi sarebbero di 0,9€/ora indipendentemente dalla retribuzione oraria pattuita. Alla babysitter verrebbero sottratti invece 0,2€/ora.
Per maggiori informazioni sulle modalità di pagamento, vi rimandiamo qui.
L’INPS fornisce inoltre uno strumento per il calcolo automatico dei contributi.

Tredicesima
L’ammontare corrisponderà semplicemente ad un dodicesimo dell’intera retribuzione annua
pattuita.
 
Liquidazione
Il Trattamento di Fine Rapporto potrà essere pagato ogni anno o alla fine del rapporto, a secondo dell’accordo tra le due parti.
Per calcolare l’ammontare annuo bisognerà moltiplicare la retribuzione mensile per le (x) mensilità lavorate* e dividere tale ammontare per 13,5.
*a cui andrà applicato un indice di rivalutazione legato all’indice d’ inflazione

 
Esempi
Poniamo due casi concreti per vedere quanto ci costerebbe mensilmente avere una babysitter in regola. E’ d’obbligo ricordare che in questi calcoli non sono state prese in considerazione le agevolazioni fiscali menzionate sopra, in quanto legate alla situazione ecnomico-patrimoniale di ciascuna famiglia.
 
Caso 1
I genitori abitano a Roma e stanno cercando una babysitter che chieda intorno ai 6-8€ l’ora e che sia disponibile a curare il loro bambino dal lunedi a venerdi, solamente la mattina.
 
Guardando tra le diverse offerte, scopriamo che Valeria04 offre esattamente quello che cercano. Dalla sua offerta vediamo che è disponibile dal lunedi al venerdi e chiede come retribuzione 7€ l’ora. Vorremmo che curasse nostro figlio dalle 9 alle 12 per un totale di 15 ore settimanali da settembre a giugno (esclusi i 26 giorni di festività). Otteniamo un totale di 600€ mensili ripartiti tra stipendio netto (455€, di cui 435€ circa netti a Valeria05), contributi (70€), tredicesima (40€) e TFR (35€)
 
Caso 2
Entrambi i genitori desiderano una babysitter in grado di fare da mangiare a pranzo al bambino e che sappia svolgere i lavori base di pulizia. Abitano a Verona e stanno cercando una tata dal lunedi al venerdi, dalle 8 alle 14
 
Troviamo l’utente Flamercat, potrebbe essere un’ottima scelta. Possiede un diploma di maestra di scuola materna ed è disponibile a cucinare e svolgere i lavori di casa. Non indica una retribuzione oraria ma una retribuzione mensile sui 700 €. Ipotizziamo una retribuzione di 6€/ora (visto l’alto numero di ore) per 30 ore settimanali da settembre a luglio (esclusi i 26 giorni di festività). Otteniamo un totale di 980€ mensili ripartiti tra stipendio netto (770€, di cui 740€ circa netti a Flamercat), contributi (90€), tredicesima (65€) e TFR (55€)
 

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