IRAP E IMPRESE/PROFESSIONISTI: CONSIGLI OPERATIVI

Categoria:

commercialista

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GIANLUCA.SIGNORINI

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Per quanto riguarda l'acceso dibattito tra contribuenti e Fisco sul versamento dell'IRAP, l’Agenzia delle Entrate, da ultimo con circolare 28/E/2010, ha fornito alcune precisazioni in merito alla soggettività passiva IRAP da parte di alcuni soggetti, tra cui agenti di commercio e promotori finanziari.
Finalmente viene superata l’equivalenza reddito d’impresa/lavoro autonomo = debenza IRAP e pertanto viene ammesso che anche i soggetti esercenti attività d’impresa, oltre gli esercenti arti e professioni, non sono tenuti al pagamento dell’IRAP se manca il requisito dell’ “autonoma organizzazione”.

Dall’esame della prassi sino ad oggi resa pubblica sull’argomento si ritiene che non vi sia autonoma organizzazione quando:
- L’impresa/il professionista non si avvale stabilmente dell’opera di terzi
- L’impresa/il professionista ha una dotazione di beni strumentali (di proprietà e/o forniti da terzi in leasing/locazione/comodato) che “non eccede il minimo indispensabile per lo svolgimento dell’attività”. Tuttavia, la quantificazione di tale soglia rimane del tutto soggettiva in quanto l’Agenzia delle Entrate non ha fornito al riguardo criteri precisi di determinazione, e questo comporta un rischio di contenzioso che i contribuenti non dovrebbero sottovalutare quando decidono se versare o no l'IRAP.
 
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Alla luce di quanto sopra, i soggetti che si ritenessero esclusi dal pagamento dell’IRAP hanno due alternative:
1 – non versare l’IRAP e non presentare la relativa dichiarazione
2 – versare l’IRAP e presentare la relativa dichiarazione, avvalendosi della possibilità di presentare istanza di rimborso entro, a pena di decadenza, 48 mesi dalla data del versamento

A seconda della scelta intrapresa, si avrà che:
-nel caso sub1 l’Agenzia delle Entrate potrà sottoporre a verifica la situazione del contribuente che non abbia versato l'IRAP e non abbia presentato la relativa dichiarazione e, nel caso non condivida il comportamento del contribuente, emetterà, motivandolo, avviso di accertamento per il recupero dell’imposta, oltre sanzioni ed interessi. Per opporsi alla pretesa impositiva, al contribuente, a questo punto, non rimarrà che impugnare l’atto proponendo ricorso alla competente Commissione Tributaria e rimettersi alla decisione dei giudici tributari;
-nel caso sub2 se l’Agenzia delle Entrate darà consenso al rimborso otterrà quanto versato oltre agli interessi maturati; in caso contrario, potrà impugnare il rifiuto al rimborso proponendo ricorso alla competente Commissione Tributaria e rimettersi alla decisione dei giudici tributari.
 
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E’ preferibile scegliere l’alternativa 2 (pagare l’irap e chiedere il rimborso) nei casi dubbi, ovvero quelli in cui il contribuente si trova sulla "linea di confine" tra debenza IRAP e non debenza del tributo, e quindi il rischio di contenzioso è elevato; al contrario è condivisibile scegliere l’alternativa 1 (non pagare l’irap) quando sulla base delle recenti pronunce giurisprudenziali e di prassi è chiaro e inconfutabile che il contribuente non è tenuto al pagamento del tributo e quindi il rischio di contenzioso è basso.

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