Psicologia dei massaggi emozionali

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estetista massaggi

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lino.carriero

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Considerazioni teoriche riguardo al massaggio Bio-emozionale di Stefano De Michinol e la “Cura di sé” (tratte da PSICOLOGIA DEI MASSAGGI EMOZIONALI di Lino Carriero).

Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te!
Franco Battiato, La cura.

Preambolo

Considerando tutta la parte precedente come una lunga introduzione, il capitolo che ora leggerete sarà forse il più importante di questo libro. Abbiamo infatti preso in esame l’importanza delle ricerche riguardo al benessere dell’essere umano portate avanti e ideate dalle scienze psicologiche fin dall’inizio del XX secolo. Abbiamo visto come tali ricerche, partendo dalla psiche, abbiano infine influenzato la comune concezione del corpo, e della stessa relazione corpo-mente, fino all’avvento della Psicosomatica. Per merito della New Age, abbiamo descritto quella che, sul finire del 1900, è la nascita di un nuovo concetto olistico che vede nell’“I care” la nostra evoluzione dell’“I cure”. Questo è il motivo per cui si è resa necessaria una seria esplorazione del vasto panorama mondiale degli operatori del benessere non provenienti dal settore dei massaggiatori. Sono proprio gli sviluppi maturati nel mondo della moderna Psicologia e delle antiche Filosofie naturalistiche ad aver fatto sì che, all’inizio del secolo attuale, sia potuta nascere una nuova categoria di massaggiatori autenticamente definibili come “olistici”. Operatori del corpo – bodyworkers - consapevoli del loro agire sull’intero sistema “corpo-mente” in quanto unicum inscindibile: olos. E dunque abbiamo voluto scegliere, in Stefano De Michino, un professionista che viene dal mondo dei massaggi e che ha voluto dare un impronta altamente emozionale al suo lavoro sul corpo. In ossequio alla prassi che vede tutto ciò che è inerente all’espressione di sé dell’uomo come una prassi derivata dal mondo della Psicologia o della Medicina, trattandosi di emozioni, avremmo definito la sua impronta anch’essa come psicologica. Ma nell’esperienza del “massaggio bio-emozionale” che racconteremo non c’è cura, intesa come “tecnica” che cura; se ora parleremo di disagi emozionali, non c’è rimedio proposto o tecnica inventata, da De Michino, se non la condivisione di un “sentito” amore per la vita (da cui il termine bio-emozionale). Amore che potenzialmente egli reputa già presente in ognuno di noi come dono ancestrale della vita. Neppure la pratica del massaggio qui proposta vuol essere un sostegno, bensì un risveglio di energie, potenzialità, attraverso la gioia, riscoperta e condivisa, in gruppo, del piacere di emozionarsi. Abbiamo voluto scegliere l’operato di questo massaggiatore olistico sopratutto per la semplicità con cui ha voluto concepire il massaggio che ha ideato, presentandolo nei suoi corsi come quasi privo di qualsiasi concettualizzazione o intellettualismo teorico. La teoria del “massaggio bio-emozionale” proposta da De Michino emerge spontaneamente dal cuore della stessa pratica. Massaggiando, la teoria emerge dal cuore degli operatori quanto dal cuore stesso della persona che, massaggiata, ne fa l’esperienza su di sé. Essendo questa esperienza traducibile con l’espressione - cura di sé – l’aver accennato al cuore rimanderebbe con facilità al concetto di “bene” e “consapevolezza”, tipico delle antiche culture cinesi, le quali assegnavano al cuore la centralità dell’essere: fisico-psichico e spirituale. La semplicità e l’assoluta, e voluta, mancanza di intellettualismo che caratterizza la pratica di questo particolare massaggio, rende l’operato di De Michino estremamente accessibile a chiunque, e soprattutto efficace per tutte quelle persone “semplici” spesso in imbarazzo culturale nei confronti di altre pratiche esplicitamente fondate su forti e complessi sistemi teorici (se non proprio filosofici).
Per molti versi nello stile di De Michino si potrebbe intravvedere una similitudine stilistica con la riservata umiltà di un Edward Bach, l’ideatore della Floriterapia del quale porta il nome. Si può affermare che De Michino sia riuscito con naturalezza a proporre un completo percorso di consapevolezza tramite massaggi. Tramite l’emozione, suscitata con il massaggio bio-emozionale, egli vuole dimostrarci che ognuno può arrivare al cuore delle questioni esistenziali là dove la parola a volte vi giunge superflua o inefficace, quando invece è il gesto, l’amore, ciò che conta in certi casi. In tempi di “tecnicismi”, a qualcuno ciò potrà apparire utopico o ingenuo, ad altri, che lo hanno provato prima di darne un giudizio, è sembrato originale, nel senso di un ritorno alle nostre naturali “origini”.
De Michino, che ama definirsi un bodyemotionalworker (e non terapist…), nasce a Napoli il 24/10/1980. La sua formazione è variegata e possiamo evidenziarla come frutto di due percorsi – lo spirituale che accresce quello umano -, maturata nella vita e all’interno della professione di massaggiatore e formatore, prima per case cosmetiche e poi in prima persona con i propri corsi tenuti in Italia e in Francia. Professionalmente De Michino proviene dalla rinomata tradizione partenopea che vede nomi di prestigio nazionale quali quello dell’amico collega Gaetano De Simone, anch’egli esperto in massaggi emozionali. Indubbiamente anche la provenienza da una città così passionale e sofferente (pathos) ha caratterizzato sin dall’inizio la personalità di De Michino nello stile altamente emozionale del suo approccio, che non definiremmo al cliente, bensì al “prossimo”, esattamente nel senso cristiano del termine. Nei suoi corsi-percorsi emozionali egli non fa mistero che l’amore per gli altri deve essere la caratteristica non della tecnica ma dell’animo stesso dell’operatore bio-emozionale. Amore ed emozione possono qui benissimo essere tradotti con com-passione; dove il suffisso com (cum latino) sta per comunione e condivisione dell’unica grande, vera e inesauribile energia che l’uomo da sempre possiede in sé: l’amore . Specularmente alla concezione greca dell’amore (Eros, Philia e Agape), vedremo come per amore egli intenda principalmente l’emozione di completezza vissuta nella relazione primaria madre-figlio e in quella coniugale e genitoriale poi, così come nei rapporti di vera amicizia. Il massaggio bio-emozionale nasce nel 2007 ideato dall’autore insieme alle sessioni che ne corredano il corso-percorso emozionale. Il nome del massaggio vuole mettere in relazione le emozioni che l’essere umano prova entrando in relazione emotiva con gli altri durante la vita (bios). Gli altri in questa visione sono lo specchio della nostra condizione emozionale, le nostre risorse d’amore e il senso stesso dell’esistenza di ognuno di “noi”.

Dall’I cure all’I care

Secondo lo slogan “dall’I cure all’I care”, per i bodyemotionalworkers la concezione del ben-essere, wellness, si fonda esclusivamente sul concetto del “prendersi cura di sé e del prossimo” noto con l’espressione greca epimeleia heautou. Stile, prassi, che deriva all’uomo dall’essere una creatura generata dall’Amore universale. Attitudine che diventa “arte dell’esistenza”, tecnè tou biou, quando si fa comandamento d’amore. Chiamare ciò “percorso di consapevolezza” ne riduce il senso affettivo ed emozionale; come lo fa sempre l’uso della parola più che della diretta esperienza emozionale. Secondo De Michino che nei suoi corsi-percorsi da rilievo alla strofa della canzone di Battiato – La cura – facendone uno slogan, il cliente è sempre un “essere speciale”, dove per speciale si intende la capacità consapevole dell’essere umano di dare valore speciale alla vita in tutte le sue manifestazioni corporee (abbraccio, bacio, carezza), ed espressioni emozionali (gioia, pianto, entusiasmo, riso, rimpianto, ecc). Questa bellezza dell’esistenza, data dal vivere insieme, va continuamente valorizzata prendendosene cura come la cosa più autentica che possediamo: per sé e per gli altri. Dire di più è dire troppo, essendo la sua una “visione mariana” dell’amore, secondo un modo di sentire autenticamente popolare e non filosofico (nel senso accademico del termine). Abbiamo citato il nome della Madonna, proprio perché nelle sue sessioni di gruppo non si sentirà mai nominare termini quali “archetipi” a proposito di quello della “Grande madre” e del “Bambino interiore”; concetti archetipici che comunque prenderemo in esame a proposito del massaggio bio-emozionale. Infatti, secondo il pensiero di De Michino, influenzato dalla vita e dall’esempio di Madre Teresa di Calcutta, negli anni adolescenziali in cui fece il volontario presso le sue suore, l’autentica cura di sé passa, per ognuno di noi, inevitabilmente per la “cura di te”, degli altri in quanto “prossimo”, per divenire di fatto la cura di noi. In finale ciò che fa dell’essere un “essere speciale” è il suo essere in comunione nella comunità. In comunione ma liberi, si intende! Se inizialmente, infatti se non si avesse coscienza di sé, in quanto singolo irripetibile e non omologabile, il NOI diverrebbe una gabbia asfissiante e insopportabile e impermeabile al cambiamento in nome dell’amore. Un concetto questo, molto legato al pensiero di San Paolo, che deriva a De Michino dalla lunga esperienza giovanile di educatore di boy scouts. La cura di sé è quindi per De Michino la cura di noi, quanto la cura di noi lo è, reciprocamente, anche di sè. Pur concepito come un massaggio rilassante, il benessere inteso e sollecitato dalla prassi bio-emozionale sarebbe stato concepito al fine di stimolare un onda di amore, entusiasmo per la vita, (enthusiasmò bioi) che si propaga dolcemente oltre il singolo massaggiato, ma da questi ai suoi “prossimi”. Il ben-essere non è qui mai inteso come cura del malessere, bensì dello stesso Bene. Se volessimo riassumere in un unico concetto la filosofia del massaggio ideato dal cuore di Stefano De Michino potremmo dire:
Ama il prossimo tuo, accogli, prenditi cura della sua sofferenza come della gioia, come gli altri farebbero e, in ultima (o prima) analisi, fa Dio con ognuno di noi e noi con Lui.
Secondo il modo di essere bio-emozionale l’amore non viene da fuori come un surrogato, un farmaco contro la solitudine, bensì come qualcosa che rifiorisce dall’interno là dove qualcosa, un evento negativo, può averlo ferito, inaridito, richiuso in sé e impedito agli altri. A proposito di ciò una sua allieva citò in una sessione questo passo di Omraam Mikhaël Aïvanhov:

SI E' SOLI PERCHE' NON SI AMA

"Perché tante persone si sentono sole? Perché è in loro stesse, è nella loro testa e nel loro cuore che hanno creato quella solitudine. In realtà non si è mai soli. Lamentarsi di essere soli significa dichiarare che si manca di amore; ma si manca di amore perché non si ama. Quanti uomini e donne si accontentano di sognare l’amore! Attendono il principe o la principessa delle Mille e una Notte, ed è per questo che si sentono soli: perché aspettano l’amore, e non lo cercano in loro stessi. L’amore che aspettate non verrà mai se pretendete di mantenere un ferreo controllo del vostro destino. L’amore, non lo dovete mai aspettare: è dentro di voi. Lasciatelo uscire, lasciate che si manifesti e che s’irradi: è il solo modo per incontrarlo veramente."

Le persone controllate sono sempre ansiose, perché in profondità si cela ancora il tormento. Se si è privi di controllo, se si è fluidi e vivi, non si è nervosi. La gente ha imparato a essere fredda: anergicamente ha imparato a toccare senza toccare, a guardare senza guardare, a sfiorare senza sfiorare. Si vive di cliché: “Ciao, come stai?”. Nessuno vuole dire niente dicendolo, queste parole servono solo a evitare l’incontro autentico tra due persone. La gente non si guarda negli occhi, non si tiene per mano, non cerca di sentire l’energia dell’altro. Non si permette all’energia di scorrere liberamente. Si tira avanti in qualche modo, magari connessi on-line, distanti, pieni di paura, freddi e smorti, dentro una camicia di forza. L’essere umano oggi rischia di vivere emotivamente come vivono gli animali dello zoo chiusi nelle gabbie. Fuori, estraniati dal contesto primario naturale, gli uomini non possono che assolvere principalmente agli obblighi e ai doveri che la civiltà del profitto e del controllo sociale gli impone. Entro tale gabbia sociale, i doveri vengono prima dei piaceri, e questi ultimi sono ammessi solo come desideri da soddisfare consumisticamente (dunque sempre per il profitto). Il desiderio spinge l’obiettivo sempre in un futuro che non diviene mai presente, poiché il momento della sua soddisfazione coincide sempre con un nuovo desiderio. Così che il desiderio diviene fine a se stesso. La libertà sembra esser garantita dall’avere più che dall’essere o dall’amare. Trascurato, ignorato ogni aspetto spirituale dell’essere, ci si illude di bandire l’infelicità e la solitudine tramite il possesso di beni, con lo sfoggio di status symbols o con il godimento di vacanze in posti esotici (o in SPA) che ci permettiamo grazie solo alla ricchezza. Finiamo per essere amati dagli oggetti di cui ci circondiamo come illusorio status permanente. Non ci rendiamo conto di quanto la nostra evoluzione sia spesso dettata solo dalle mode commerciali.
Esseri abbandonati dall’amore e non abbandonati all’amore!
Dall’amore come abbandono all’altro, da cui riceviamo amore, siamo scivolati all’amore come prestazione che soddisfa. Amiamo solo al fine di…, allo scopo di una convenienza. E spesso, come lo shopping compulsivo, anche “l’arte del massaggio per il benessere” diviene la stanca esecuzione di una prestazione che deve scacciare l’inesauribile insoddisfazione. Abbiamo finito per ignorare che ciò che unisce il principio del piacere con il principio di realtà, è unicamente il “principio dell’amore”.
Esemplare, a proposito, è un testo presente nel gruppo Facebook degli allievi dei corsi postato da un allieva:
Tutte le volte che trasmetti amore attraverso emozioni, parole o azioni, tu aggiungi ancora più amore all'aura che ti circonda. Più amore dai, più il tuo campo magnetico cresce. Tutto quello che il tuo campo magnetico contiene attrae il proprio simile, perciò più amore c'è in esso, maggiore è il potere che hai di attrarre le cose che ami.
Sia chiaro che non si parla qui di amore inteso come attaccamento passivo, bensì come presenza attiva. Un brano sempre citato da De Michino nelle sue sessioni, ribadisce questo concetto. I brani riportati e letti testualmente durante le sessioni dei corsi non hanno bisogno di spiegazioni ulteriori tanto sono diretti e chiari; ognuno li declina secondo il proprio sentire.
Solo quando avrai realizzato la tua consapevolezza, il tuo centro, solo allora l'amore non diventerà attaccamento. Se non conosci il tuo centro interiore, l'amore si trasformerà in attaccamento; se lo conosci, l'amore diventerà devozione. Ma per amare devi prima essere presente, e non lo sei. Quindi tutto ciò che fai è sbagliato, perchè colui che agisce è assente; manca il punto fermo interiore della consapevolezza, di conseguenza ogni tuo agire diventa un errore.
Prima sii, dopo puoi condividere il tuo essere, e quella condivisione sarà amore. Prima di allora tutto ciò che farai si trasformerà in un attaccamento.

Il Bambino interiore
Ridiventare bambino è la gioia più alta, la più grande conquista, perché ti dà l’innocenza, la libertà e la chiarezza di vedere le cose come sono.
Osho, From the False to the Truth
Abbiamo detto che l’originalità del progetto messo a punto da De Michino consiste nell’aver affiancato al corso di apprendimento del suo massaggio bio-emozionale una serie di sessioni esperienziali volte all’apertura emozionale del cuore dei partecipanti. E un cuore che è aperto è un cuore che dona! Anche fisiologicamente il muscolo cardiaco riconsegna alla circolazione il sangue che riceve. All’apertura del cuore farà seguito quella delle mani chiamate a massaggiare. Mani che chiameremo mani-cuore. L’apertura consiste dapprima nel risveglio e nella stimolazione della propria capacità di emozionarsi, attraverso giochi di ruolo volti a stimolare nel gruppo dei partecipanti quella sincera apertura, non solo mentale, necessaria poi per l’apprendimento della tecnica del massaggio in un’atmosfera di completa empatia e partecipazione. Ciò dovrebbe avvenire con naturalezza e spontaneità. Non sempre ciò accadrà tanto linearmente, ma accade. Qualcuno potrebbe scoprirvi resistenze e carenze emozionali. Ci vuole solo coraggio; questo termine non deriva anch’esso dalla parola cuore!?
Vogliamo rimarcare l’originalità della strutturazione in sessioni di questa esperienza formativa perché, nell’ambito dei corsi di massaggi, sembrerebbe un fatto alquanto raro in Italia. In genere, infatti, i corsi di massaggi privilegiano l’apprendimento delle sole sequenze tecniche e della rispettiva teoria. Se esistono degli aspetti spirituali (e abbiamo visto che esistono!), spesso questi sono i primi ad essere sacrificati sull’altare delle ristrettezze temporali entro cui sono organizzati i corsi di massaggio. Nel caso del bio-emozionale una simile carenza sarebbe inconcepibile: il suo massaggio appreso solo come tecnica non avrebbe più lo stesso senso. Come abbiamo già visto queste espressioni di gruppo in genere provengono dalle esperienze maturate dal mondo “psicologico” della Bioenergetica. Il modo di amalgamare le sessioni di gruppo con il massaggio vero e proprio è reso originale nei suoi effetti soprattutto dalla personalità di questo bodyworker, che definiremmo - affettuosamente goliardica - nel senso francescano del termine (un giullare spirituale). Ad onor di verità dobbiamo ricordare che anche in Francia e in Germania si sono sviluppate prassi simili a proposito dell’apprendimento di massaggi emozionali. È ovvio che la peculiarità delle personalità fanno la differenza. Una simile tecnica può esser definita con il termine di “corsi-percorsi”: corsi di massaggio che in realtà sono occasioni di percorsi di crescita della consapevolezza psico-corporea dei singoli partecipanti all’interno di gruppi. Un caso che presenta similitudini nella gestione delle sessioni (lo si può vedere nel video Youtube ) è quello della scuola tedesca “InTouch Massageschule” di Amburgo. Questa scuola, specializzatasi nell’In Touch Massage, definisce questa propria “pratica” Die Kunst der Berührung (Arte del tocco). La consapevolezza del proprio modo di esprimere con gli altri le emozioni è ovviamente facilitata e resa possibile unicamente dall’esser con gli altri. Possiamo dire che De Michino intenda proprio creare una relazione tra emozioni strettamente personali e affetti arrivando direttamente allo stadio successivo delle emozioni: i sentimenti. Quando, in genere, nel gruppo tra i partecipanti comincia ad instaurarsi la relazione emozioni-sentimenti, il sentimento che predomina è l’amicizia (tra sconosciuti). Le emozioni negative che talvolta vengono ad emergere in taluni partecipanti, suscitate da memorie di eventi passati negativi, possono venir attivate sia dal confronto con i vissuti altrui che da quelle particolari sessioni che sono volte al risveglio nell’adulto del cosiddetto “bambino interiore”. Come affermava Freud l’essere umano che diviene adulto, dovendo, dalle circostanze della vita, sacrificare un po’ del “principio di piacere” in nome del “principio di realtà”, spesso rinuncia proprio alla naturale spontaneità del proprio “bambino interiore”. Le responsabilità e i doveri del mondo adulto lo privano della capacità di mantenere quell’atteggiamento ludico proprio dell’età infantile. E l’improvvisa consapevolezza dei danni provocati nel tempo dalla rinuncia del “bambino interiore” fa assai male (al cuore). L’approccio stimolato dalle sessioni bio-emozionali è proprio volto a giocare con fiducia, coraggio e soddisfazione con le emozioni positive. Tuttavia spesso, non più abituati a ciò, la prima ad emergere, in questi casi, potrebbe proprio essere la difficoltà a stare in relazione giocosa, aperta e disponibile con il prossimo a noi sconosciuto. Oltre alla disabitudine all’apertura di cuore e alla disistima verso le emozioni a favore del prossimo (nonché della speranza delle emozioni del prossimo per noi stessi, cosa che induce alla diffidenza), la causa di queste difficoltà relazionali, potrebbero essere le cosiddette “emozioni parassite”.
In una persona equilibrata le emozioni sono vissute in armonia con i propri bisogni e desideri. Le emozioni che l’individuo vive però possono anche impedirgli di realizzare quelli che ritiene i propri bisogni e desideri (ad esempio il senso di colpa e l’invidia). Talvolta l’individuo potrebbe essere triste sebbene si trovi ad una festa e desideri socializzare. La tristezza viene vissuta avendo precedentemente e a lungo strutturando il proprio tempo nell’isolamento. Lo stesso individuo che potrebbe cogliere un “colpo di fulmine” se solo non fosse dominato dalla diffidenza, che si struttura in pre-giudizio. In questi casi si verifica l’impossibilità di procedere nella strutturazione del tempo presente e futuro verso l’intimità desiderata e verso uno scambio di manifestazioni di affetto (carezze, abbracci) stimolanti. In tal caso la tristezza si può quindi definire come una emozione parassita. Le emozioni parassite, essendo nel “qui e ora” spesso fuori luogo e illogiche, si presentano unite alle svalutazioni e si contrastano insieme a queste. La svalutazione del proprio sé affettivo, oltre che con blocchi e sintomi corporei, si caratterizza come svalutazione del proprio corpo. Proprio quel corpo, chiamato ad abbracciare, baciare e accarezzare, che, disprezzato in noi, andiamo ad invidiare invece nei corpi altrui. Ecco perché un percorso di consapevolezza, di elaborazione mentale, delle proprie emozioni non può che essere un percorso attraverso la relazione tra il proprio e l’altrui corpo.
“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”
La prima delle sessioni, definita “scale delle emozioni”, non a caso, è volta ad una prima consapevolezza dello stato emozionale con cui si è giunti al corso. Ogni partecipante deve apporre il proprio nome sulla scala, i cui pioli sono all’interno della polarità felicità-infelicità; posizione che poi ognuno andrà a confrontare con lo stato emozionale provato alla fine del corso.
A proposito del “bambino interiore”, invece, sappiamo che le prime funzioni mentali sono riscontrabili già nella vita fetale e, con più evidenza, nella vita del neonato grazie alla relazione inconscia tra i corpi in contatto del bambino con la madre. Possiamo denominare queste fasi come: fase primaria di mentalizzazione, vita psichica fetale, psicologia perinatale. Questi primi processi psichici, ovviamente non consapevoli, sono ritenuti dalle scienze psicologiche determinanti ai fini del successivo sviluppo.
Noti autori hanno indagato quest’area originaria dello sviluppo psichico: tra essi, hanno avuto un ruolo pionieristico Melanie Klein e Donald Winnicott, ed in seguito, in maniera ancora più specifica, autori come Edith Jacobson, Wilfred Bion. Nella letteratura scientifica inglese, il termine è stato inizialmente usato da Bion nel 1961. In Italia lo si ritrova sviluppato (Teoria del Protomentale) nelle opere di Antonio Imbasciati, dalla fine degli anni '70 in poi, per illustrare i suoi studi sulla psicologia perinatale, cioè sia fetale che neonatale. È importante sottolineare l’esistenza di un mondo emozionale anche nel feto, poiché questo può essere visto come metafora del “bambino interiore”, ad uso dell’adulto. Inoltre il passaggio dalla condizione fetale a quella neonatale tra le braccia della madre è anch’essa una possibile metafora simbolica della ri-nascita che potrebbe accadere tra le braccia accoglienti del massaggiatore bio-emozionale. Abbiamo già visto come la tradizione hawaiana considerasse il massaggio Lomi-lomi come uno strumento ritualistico di iniziazioni a successivi passaggi esistenziali. Se le prime ricerche psicologiche erano costrette a limitarsi alla formulazione di una teoria della mente neonatologica, ora invece l’adozione dell’ecografia "3D" per l’analisi addominale della gestante ha condotto a risultati significativi circa l’esistenza del nascituro nella sua specifica situazione amniotica, intrauterina, prenatale. Ad esempio, il feto avrebbe dei comportamenti d’espressione emotiva come il sorriso e il pianto già verso la 26ª settimana dal concepimento, dunque circa al 6º mese. Il gesto del pollice alla bocca è già presente fra le 14 o 15 settimane, oppure al massimo verso il 4º o 5º mese, pertanto non sarebbe legato all’esperienza dell’allattamento come invece sostenuto dalla teoria freudiana della fase orale. L’interpretazione del primo libro della Bibbia – Genesi -, ipotizza che l’Eden non sia altro che un ricordo alquanto distorto e deformato della nostra esperienza prenatale. Infatti Adamo, l’essere umano antecedente la scissione in Adamo ed Eva, percepisce la presenza divina solo come voce e rumori di passi, decodificati rispettivamente come il suono vocale materno e il suo battito cardiaco. Se poi, però, si viene cacciati da un simile paradiso, si suppone che la nostra componente identitaria femminile, l’Eva che è in noi, si sia sentita, nonostante tutto, insoddisfatta. Quindi l’idea di un desiderio di regressus ad uterum, propria della scuola psicoanalitica di Budapest, prima con Ferenczi in Thalassa (1924) e dopo col suo allievo Balint in La regressione (1968), si scontrerebbe con un’esigenza antitetica. Da questo punto nodale prendono avvio due ipotesi opposte: in una direzione si incontra chi struttura la propria esistenza come quella di un ritorno omerico alla prima propria Itaca per effetto della nostalgia; nell’altra chi va verso il futuro ipotizzandolo sempre come migliore del passato. In entrambi i casi nessuno è capace di vivere le emozioni nel giusto “qui e ora”. Il massaggio bio-emozionale, grazie alla sua intensità emozionale, costituisce uno strumento valido per riportare nel presente emozioni in entrambi questi due modi sempre rimandate e mai vissute. Abbiamo citato lo splendido libro di Ferenczi – Thalassa – (mare, in greco antico) abbiamo citato Omero a proposito di Ulisse (Itaca), dobbiamo quindi rimarcare la caratteristica di questo massaggio che sembra un’onda di emozioni allo stato liquido, tanto che De Michino ne ha fatto una variante oscillatoria in acqua chiamata “Emo-wa” (emotional in water). De Michino ha voluto completare il ciclo dei massaggi emozionali ideando un terzo e un quarto massaggio: il Massaggio per la gestante e il Massaggio Connettivale Riflessogeno. Quello per la gestante tende a sviluppare una manualità sensibile alla presenza invisibile ma tangibile di una terza presenza emozionale: il bambino interiormente portato nel grembo della madre massaggiata. Ricordiamo che De Michino è iscritto all’AIMI , l’associazione italiana per il massaggio infantile. Quindi possiamo parlare di un nostalgico regressus ad uterum ma anche di una successiva fuoriuscita; altrimenti non avrebbe senso parlare di evoluzione. Il pianto, nella vita come durante il massaggio bio-emozionale, si qualifica in entrambi i casi come un “primo pianto”. Nel caso neonatale è comprensibile che sia la prima manifestazione del bambino, nel secondo caso si tratta di un pianto da lungo tempo trattenuto, in cui le lacrime esprimono si dolore ma anche liberazione. Il Massaggio Connettivale Riflessogeno può configurarsi invece come un trattamento specificatamente più tecnico riguardo alle specifiche emozioni emerse con il massaggio bio-emozionale; tuttavia possiamo anche considerarlo autonomamente.

Sessioni emozionali

Come abbiamo in parte preannunciato le sessioni hanno lo scopo di permettere ai partecipanti di lasciare andare le resistenze psicologiche, conosciute o sconosciute, riguardo al proprio modo di stare in relazione empatica con il prossimo. Ciò affinchè la relazione sia altrettanto empatica durante la successiva pratica del massaggio. Questa attitudine riguarda tanto coloro che fanno il corso per motivi professionali, quanto coloro che vogliono maturare e sviluppare una coscienza emozionale (come accade anche nei percorsi di Bioenergetica) per se stessi e per i propri cari (abbiamo visto che si può massaggiare il proprio figlio, o un coniuge, o un amica in difficoltà, per es.). Nei suoi corsi non è insolita, come in quello tenuto a Parigi, la presenza di psicologi, filosofi e sociologi. L’atmosfera che si viene a creare nei tre giorni di corso-percorso è volutamente giocosa e spontaneamente naturale. Non potrebbe essere diversamente. È indubbio che ci sarà chi si lascerà andare senza problemi e chi avrà qualche remora a dismettere pubblicamente le proprie maschere. Il conduttore del gruppo lascerà quasi totalmente allo spirito di gruppo il compito di facilitare il flusso empatico che si viene a creare. Il vantaggio dell’esporsi in gruppo farà da detonatore ma anche da rete di sostegno. In ogni caso riteniamo necessario conoscersi a fondo, partecipando alle sessioni, prima di cimentarsi in un massaggio di questa natura, sicuramente più coinvolgente di altri.
Sin da subito vengono proposte alcune sessioni caratterizzate dal piacere dell’esser in comunione e in comunicazione (ognuno nel rispetto dei propri tempi verrà coinvolto dai partecipanti stessi). De Michino più che un conduttore è un facilitatore, e non di rado tra i partecipanti alcuni ripetono il corso per il piacere stesso delle sessioni che per il massaggio. L’insieme della communio con la communicatio, annunciato dalla sessione inaugurale della “scala delle emozioni”, verrà rimarcato anche simbolicamente con l’utilizzo di simboli quali il cerchio. La presentazione di sé al gruppo ed il commiato finale lo si farà seduti in cerchio. Gestalticamente il cerchio delimiterà il campo: l’esterno e l’interno, l’unità e l’insieme. I partecipanti siederanno spesso in cerchio anche tenendosi per mano, il contatto empatico diretto serve ad abbassare barriere e distanze là dove, come in questo caso, risulteranno ancor di più inutili. In questo saggio abbiamo preferito solo accennare ad alcune sessioni, dando risalto a quegli elementi più salienti già trattati anche a proposito delle altre metodiche citate. Se il massaggio si compie fisicamente con le mani, in questo caso le mani saranno l’estensione periferica del cuore, lo strumento attraverso cui, in entrate e in uscita scorre il flusso ritmico delle emozioni. Ed essendo l’estensione periferica del cuore del massaggiatore esse sapranno “sentire” dove e in che modo il cuore del ricevente vorrà condurle su di sé. Le mani saranno lo strumento attraverso cui, in entrate e in uscita scorrerà il flusso ritmico delle emozioni. E ciò è facilitato anche dal fatto che i meridiani di Cuore e Mastro del cuore collegano le mani del massaggiatore con il cuore e quindi i cuori di entrambi sono in collegamento tramite il contatto delle mani (molte volte sollecitato) di ambedue gli attori del massaggio.
Le mani sono la nostra estremità fisica in movimento, possono essere minacciose ma anche amorevoli. Tra le prime sessioni sono le mani intinte nelle vernici colorate ad essere le protagoniste: volendo instaurare un primo contatto col nostro prossimo. Un contatto caldo e colorato, dovendo i colorarsi l’un l’altro con le vernici, sui volti e sulle T-shirts indossate dai partecipanti. Poi, resi più esperti dalle sessioni del primo dei tre giorni, si potrà, in una delle ultime e più intense sessioni, lasciarsi coinvolgere in un intreccio dinamico alla ricerca ognuna delle mani altrui aggrovigliate su se stesse. L’olio con cui il conduttore della sessione le avrà intrise favorirà simbolicamente l’assenza di attrito. Il libero fluire delle mani che scorrono tra loro ricercandosi e riconoscendosi, senza preferenza alcuna, anticiperà il compito che presto saranno chiamate a svolgere nel momento in cui il percorso emozionale lascerà il posto al corso di massaggio.
L’espressione di sé non coinvolgerà soltanto le mani (pur essendo queste lo strumento principe del massaggio), ma vedrà la gola, come rappresentante del V chakra (chakra dell’espressione), protagonista attraverso l’espressione del riso e del canto. Si tratterà in questi casi della sessione denominata – yoga della risata – e del - cantare insieme - alcuni brani particolarmente significativi per le emozioni suscitate dai testi quali: “La cura” di F. Battiato e “Meraviglioso”, canzone di Modugno nella versione dei Negroamaro. Il perché della scelta de “La cura” sarà facilmente intuibile, mentre la scelta del secondo brano richiama alla memoria quanto meraviglioso sia l’amore, essendo la massima emozione che l’essere umano prova nella sua esistenza terrena, soprattutto quando il destino, come nel caso di Modugno, volge anticipatamente alla fine.
Lo Yoga della risata (Hasyayoga), è una forma di yoga che fa uso della risata autoindotta. La risata è un fenomeno naturale, e non necessariamente implica la comicità o la commedia. Originariamente ideata dal medico indiano di Mumbay, il dottor Madan Kataria, da cui ha avuto origine il primo Club della Risata, in un parco pubblico, il 13 marzo 1995. Oggi si contano oltre 6000 Club in 60 paesi circa che fanno di questa forma di yoga un fenomeno di portata mondiale. Kataria ha illustrato in dettaglio questa pratica nel suo libro Ridere senza motivo. In Italia, Laura Toffolo, nominata dallo stesso Kataria “Laughter Yoga Ambassador” (Ambasciatore dello Yoga della Risata), ha fondato l’Associazione Nazionale Yoga della Risata, con sede a Roma .

L’abbraccio come culla del cuore.

Opportunamente introdotti, i partecipanti al corso-percorso, sono in grado, il terzo e ultimo giorno, di compiere l’ultima delle sessioni: l’abbraccio come culla del cuore. Si tratta forse della più intensa delle sessioni, in quanto coinvolge, a coppie, i partecipanti in un lungo abbraccio cullato. Le modalità di questa sessione ricordano chiaramente quelle di un maternage. Essa consiste nello sviluppare la capacità di percepire ed accogliere tanto i disagi o le sofferenze dell’altro, in particolar modo quelle mai dette, sempre trattenute nel profondo, quanto la gioia. Non si tratta qui di fare gli psicologi, non siamo noi a dover capire (quello che l’altro in fondo al cuore già conosce), ma di essere in grado di aver compassione del dolore, rispetto per chi porta con dignità una propria inevitabile croce (e a chi di noi la vita lo ha dispensato dalla croce!?). Per tutte vale l’immagine della Madonna che abbraccia il corpo del figlio appena deposto: si tratta di compassione per un destino spesso ineluttabile. L’immagine certamente è forte ma chiara; e anche qui non si tratta di avere parole buone, ma coccole sincere. Ricordo questa sessione, fatta nel corso di Parigi, tra partecipanti stranieri con difficoltà di comprensione linguistica, nella quale l’uso della parola, inefficace, fu prontamente sostituito dall’efficacia del gesto affettivo. Tale sessione servirebbe a sviluppare, in questa tipologia di massaggiatore (bodyemotionalworker), una mano compassionevole, tale per cui durante il massaggio i gesti, le manualità della mano-cuore, sappiano comunicare autenticità, nella misura in cui le parole non sarebbero in grado di fare nella circostanza in cui un destino non deve far altro che compiersi. La sessione si svolge nel silenzio, ma ciò non vuol dire assenza di comunicazione; non occorrono musiche: palpitazioni, lacrime, tremori, respiri o sospiri con tutto ciò può esprimersi l’anima che si dispiega alla coscienza. Questa sessione è un’opportunità per aprire il cuore (IV chakra) e tutto se stessi al piacere di sentirsi vivi nella gioia come nel dolore, compresi anche se soli o abbandonati. L’abbraccio è pura comprensione, nel senso umano del termine; un cum-prendere nel senso spirituale quanto in quello fisico. Quest’esperienza ci ricorda che esiste un elaborazione delle emozioni anche fisica, corporea, non affatto secondaria. Quando un neonato gemendo si lamenta dei dolori addominali, dell’intervento della madre non lo soddisfa tanto una parolina dolce e rassicurante quanto un movimento circolare della mano materna sul pancino. Seppure anch’essa energia vibrazionale, la parola resta in qualche modo più distante, mediata, rispetto al gesto, diretto, della mano-cuore, la quale sa dove toccare con efficacia e precisione. Quando ci prendiamo cura dell’altro ci prendiamo cura della possibilità di un risveglio della coscienza. Ci prendiamo cura del coraggio della speranza e della fiducia!
Con l’abbraccio possiamo anche essere riconosciuti nella propria bellezza, unicità e integrità e appartenenza alla comunità umana. Si abbraccia di gioia l’amico caro alla stazione al ritorno dopo un lunga assenza. Abbracciando possiamo favorire così uno stato di profondo abbandono fiducioso, di introspezione e relax. Non è molto diverso dall’abbandono fiducioso con cui il credente nutre la propria fede religiosa nella presenza costante e provvidenziale della divinità. Alcune posizioni in cui viene messo il ricevente durante il massaggio bio-emozionale, sul lettino, si richiamano proprio ad alcuni archetipi del contenimento (dondolio iniziale avvolti dalla coperta, che tornerà in finale, l’abbraccio di ogni singolo arto) e del prendersi cura dolcemente. Ricordiamo anche la posizione laterale, sul finire del massaggio, o altre in cui il ricevente viene posizionato come accovacciato su se stesso, ricordano la culla come la posizione embrionale. Il massaggio prevede momenti di raccoglimento alternati a momenti di slancio e apertura a cui si aggiungono modalità di contatto più dinamiche (lunghi scivolamenti dai piedi alla testa TERRA-CIELO), - il free-flow – il flusso di contatto (amniotico) con danza delle mani coordinate al respiro che favoriscono vitalità e piacere facilitando la liberazione dalla tensione di emozioni represse trattenute. Il tocco gentile, giocoso e compassionevole (che va oltre la strutturata sequenzialità tecnica di un consueto massaggio) ci riporta nel corpo quando siamo troppo nel mentale. La tecnica e la precisione dei gesti, invece, delineano i confini corporei per integrarne ogni singola parte (dello schema corporeo) e risvegliare così la sensitività delle zone rese silenti. È la pratica del rebonding – riunificazione corpo-emozioni – che può stimolare energie di auto guarigione e che “onora” il corpo nella sua complessità e nel suo mistero (immaginiamo anche il corpo aurico). Con l’esperienza il bodyemotionalworker noterà che sarà il ricevente stesso a guidarne le mani e il cuore al fine di realizzare per lui uno spazio condiviso e di nuova comunione affettiva con l’ambiente. Mobilitando la valorizzazione del potere della propria creatività e stimolando il riconoscimento di risorse personali utili al mondo stesso e alla riconciliazione con l’alterità. In fondo l’essere umano non è tanto di comprensione, o elaborazione, che ha bisogno quanto di riconciliarsi con l’alterità. Alterità che noi preferiamo chiamare “prossimo”, comprensione che preferiamo chiamare “amore”. Come ci ricorda la copertina di questo saggio, riconciliazione che quando riguarda l’anima riguarda Dio. Gli antichi Esseni praticavano un massaggio detto “a lemniscate” – riproposto da Rudolf Steiner, ideatore dell’Antroposofia all’inizio del XX secolo -. La guarigione di Lazzaro per mano di Gesù – un esseno – è una guarigione di Luce….
L’abbraccio non può essere proprio un gesto formale. Quando ciò accade risulta a noi stessi particolarmente penoso o falso. L’abbraccio è un movimento volontario che si fa per gli altri, e mentre ci si offre agli altri, i suoi effetti benefici ricadono anche su di noi. L’abbraccio prevede l’allargamento delle braccia, un corpo che si protende in avanti, un sorriso che accende un “fuoco”, uno sguardo di vera luce illuminato, l’avvicinamento del corpo, la chiusura di un sacro cerchio nell’incontro corporeo con l’altra persona. L’abbraccio si modella e ci modella con l’altro corpo, il quale viene trattenuto stretto per alcuni istanti formando un corpo unico. Girando intorno alla persona, le braccia si mantengono strette, esse sono accoglienti e morbide. L’abbraccio raggiunge una seconda fase: continuando ad abbracciare muovendo le mani sulla schiena si giunge, provocandolo, ad una rottura. Rottura di uno stato d’animo in difficoltà, in cui l’individuo ( che viene abbracciato) penetra nel suo disagio, creandosi una rottura di quella barriera di difesa per poi abbandonarsi finalmente insieme all’abbracciante. Sentendosi amato, egli si sentirà nuovamente pieno dell’energia giusta per andare avanti (nella vita). A livello individuale, attraverso l’abbraccio avviene l’unione fisica ed energetica fra due persone: le due auree si sovrappongono. In un attimo cadono le maschere che quotidianamente si indossano per lasciare spazio ad uno scambio umano e immediato. Quando massaggiamo non è insolito che il massaggiato riferisca di aver scoperto “zone morte”, fredde, specialmente della schiena. Si tratta di aree che non hanno ricevuto il tocco delle mani “primarie” (genitoriali). Immaginando il primo abbraccio che il neonato riceve, vediamo la madre che, con il braccio destro sostiene la colonna vertebrale (colonna che dovrà sostenerlo nella vita) mentre con il palmo della mano sinistra scalda e stimola il plesso solare e il plesso cardiaco (III e IV chakra). Nel massaggio dell’adulto sono queste le aree maggiormente trattate e quelle dove sono presenti le zone morte, che, scaldandole, andranno ricondotte alla realtà di una rinnovata integrazione corporea. Spesso sono proprio quelle le aree su cui si vanno, per difesa, a strutturare le corazze caratteriali. È ovvio che, laddove abbiamo apposto una corazza, proprio quella continui ad essere l’area dove nessuno potrà penetrarvi con dolcezza: per quella resta un area tabù da proteggere con la durezza (muscolare). Nei suoi scritti sul massaggio dedicato alle malattie delle donne e del parto, il medico greco Sorano di Efeso afferma che il massaggio rafforza le delicate strutture del neonato. Descrivendone la completa procedura, egli ci narra del compito affidato alla maia, l’ostetrica, di massaggiare per bene tutto il corpo del nascituro. A livello universale, con l’abbraccio, si crea una dimensione di assoluta fratellanza dell’intera umanità in cui non ci sono più distinzioni di alcun genere, né culturali, sociali, politici, poiché viene “rotto” per un attimo ogni confine e tutti diventano davvero uguali seppure unici. Immaginiamo l’abbraccio architettonico del colonnato del Bernini in piazza San Pietro con i fedeli dell’ecclesia.
Nell’abbraccio vive silenzioso il valore del perdono, un perdono che viene rivolto prima a se stessi e che consente di lasciarsi andare, di rivedere le proprie (rigide) certezze, oltrepassare le proprie barriere mentali che impediscono di entrare in contatto profondo con chi abbiamo di fronte. Quando accettiamo di rompere i nostri schemi e ci apriamo fiduciosi alla vita e all’umanità, ecco che si innesca in noi un processo di guarigione per la nostra anima, poiché entriamo nella dimensione dell’unità, liberandoci dalla gabbia mentale della condizione di separazione che fino a quel momento abbiamo vissuto, anche come gabbia muscolare.
Chi di noi non riconosce che già con un solo abbraccio ricevuto la propria condizione emozionale era già mutata. Quella dell’abbraccio non è una sessione secondaria: durante i momenti difficili della vita, abbracciare o essere abbracciati, se siamo poco inclini a farlo, non è qualcosa che riesce facilmente. Il cuore spesso è indurito a causa di difficoltà accadute o di abbracci non ricevuti. Come un counselor esistenziale, il bodyemotionalworker che abbraccia (durante o dopo il massaggio) conduce l’altro verso un punto di “rottura”, lì dove comincia ad avvenire la guarigione interiore. L’anima necessita dell’amore e l’abbraccio è uno dei suoi strumenti. Un abbraccio può riempire il vuoto interiore. Dopo aver abbracciato l’altro, si è trasmesso il nostro cuore. I due spiriti si avvicinano e si toccano. L’esser abbracciati e abbracciare è sempre un’esperienza indimenticabile. Tutti noi conosciamo tanto gli effetti fisici di chi ha ricevuto l’abbraccio: occhi lucidi, sorriso, distensione del viso, corpo ammorbidito, voce gentile, quanto quelli interiori: felicità, calore, considerazione, abbandono alla difficoltà che appare subito superabile. L’abbraccio è l’espressione piena della pietas e, probabilmente, a ciò pensava Michelangelo volendo scolpire nel marmo la misericordia divina della Madre mentre abbraccia e tiene su di sé il Figliolo deposto dalla croce.

Eu-feeling

Nel caso del percorso e del massaggio bio-emozionale di De Michino dobbiamo ulteriormente parlare di quella disciplina, da lui applicata, chiamata Eu-feeling. Il termine, coniato da Frank Kinslow (un chiropratico americano) deriva in parte dal greco antico: Eu (bene), e in parte dall’inglese Feeling (sentire con il cuore, con sentimento). Kinslow ne parla nel suo libro a proposito del cosiddetto fattore QE (Quantum Entrainment), riguardo all’esser consci del proprio sentirsi bene corporeo e ambientale. Ideata da Frank Kinslow, l’Eufeeling vede la sua naturale applicazione nel massaggio bio-emozionale, non in quanto “PENSIERO POSITIVO” (Mente) bensì “SENTIMENTO POSITIVO” (Corpo).
Frank Kinslow é attualmente l’unico insegnante del metodo. Della propria tecnica l’ideatore afferma che più che una "tecnica energetica" di guarigione é un metodo per trasformare la nostra consapevolezza "comune" (quotidiana) in Pura Consapevolezza. Questa trasformazione a livello di coscienza consente un rilassamento profondo che crea un ambiente idoneo alla guarigione a tutti i livelli. É risaputo che il rilassamento è un guaritore universale. Il QE (Quantum Entrainment) puó essere utilizzato da chiunque, senza bisogno di competenze specifiche, si puó apprendere facilmente anche attraverso la visione dei libri, CD, DVD pubblicati da Kinslow. Come si apprende facilmente nei corsi di De Michino, la tecnica base (triangolazione) è facile e immediata e non richiede alcuno sforzo. Essa si basa sulla consapevolezza dell’Eufeeling (il Sentimento Positivo conseguenza del diventare coscienti della Consapevolezza Pura) che si genera mantenendo la consapevolezza su due punti di contatto con la persona (triangolazione: punto A + punto B + Eufeeling). A seguito dell’intensa esperienza di pace e armonia interiori (Eufeeling) la guarigione può avvenire in modo rapido e spontaneo. Il tocco delicato in QE di due punti attiva il sistema nervoso autonomo creando spontaneamente ed immediatamente nel corpo e nella mente un ambiente in cui può avvenire una guarigione profonda. Si può provare uno stato di profonda pace ed armonia interiori, di amore, di "vuoto" nella mente, di rilassamento profondo. L’effetto continua ad agire molto tempo dopo la sessione iniziale, portando equilibrio ed eliminando i blocchi che ostacolano il benessere fisico ed emotivo. La guarigione rapida e potente che può derivare da una sessione di QE é il risultato di un cambiamento della percezione dell’"iniziatore" (colui che "pratica" QE), per questo non si parla di una "tecnica di guarigione" che l’"iniziatore" applica al "ricevente", ma piuttosto di un processo personale che porta l’"iniziatore" alla consapevolezza dell’essenza di ogni essere umano, la Pura Coscienza, che giace oltre la mente, dove tutto é armonia. Una volta che l’"iniziatore" ha preso coscienza della Pura Consapevolezza, la guarigione nel "ricevente" può avvenire per effetto di risonanza (come un diapason che fa vibrare un altro diapason) alla stessa frequenza. Quindi l’"iniziatore" in realtà "non fa" nulla, ma rimane semplicemente nella consapevolezza dei due punti e dell’Eufeeling che si genera; il resto accade da sé, lo si lascia accadere.

Prescrizioni ad uso dell’operatore emozionale.
Aprirsi alla realtà: curare se stessi prima di curare gli altri.

Entrare ed uscire dal campo emozionale dell’ospite (normalmente chiamato “cliente”), colui che, ponendoci una richiesta di relax, ci porge condizioni psicofisiche spesso disequilibrate, alla lunga provoca in noi forti sensazioni. Esattamente come accade a qualunque psicologo. Ciò, a nostro parere (avendo coscienza del nostro lavoro), determina una particolare necessità e un bisogno costante di lavorare anche sui nostri vissuti emozionali. Il contatto fisico con il corpo dell’ospite, la “vicinanza”, la “condivisione empatica” dei disagi, quando non proprio della sofferenza (fisica e psicologica), necessita di una grande capacità di contenimento emotivo, oltre al dispendio energetico. Non è facile saper aspettare e rispettare i tempi energetici dell’altro senza anticiparli e al contempo riuscire a mettersi in contatto con le proprie emozioni lasciandosi condurre dal cuore senza indugi e soprattutto senza “proiezioni identificative”. Qui non sono importanti le parole che diciamo, piuttosto la trasparenza con cui i nostri sensi ascoltano e la limpidezza delle mani. Ogni volta che ci mettiamo in una posizione di ascolto cerchiamo di accogliere il grido di aiuto, i silenzi, le paure di chi, indifeso, ci sta accanto sdraiato sul lettino da massaggio. L’intimità di un simile contatto fa sì che anche in noi possano risuonare quelle stesse umanissime questioni emozionali: le nostre paure, i nostri silenzi, la nostra capacità, o meno, di gioire e di amare il prossimo come noi stessi. Non possiamo fingere di ignorare in noi ciò che invece chiediamo all’altro di fare, aprendosi con fiducia. È questa autenticità che ci impedisce di lasciare da solo l’ospite e di cum-patire insieme a lui i suoi vissuti: ciò che sentiamo in via confidenziale e ciò che percepiamo, toccandoli sulla superficie corporea (o aurica), come non potrebbero essere anche i nostri vissuti? Ascoltare senza dover rispondere, accarezzare, toccare, guardare sempre senza giudicare: come potrebbe esser possibile se in primis noi stessi non fossimo consapevoli di noi? Tutto del nostro ospite va accolto senza alterarlo con le nostre proiezioni, consapevoli della nostra impotenza riguardo alle direzioni dei destini altrui. Noi, che non possiamo trincerarci dietro la neutralità di chi cura, non siamo forse come quella Madre che abbraccia il proprio Figlio morente? Madre che vede il Figlio morire, per la causa voluta da un destino (di resurrezione), e a cui è dato solo di compatire, sapendo di non poter intervenire in alcun modo?
In realtà di nulla l’ospite ha veramente bisogno, e null’altro chiede a noi, che di ritrovar almeno un bandolo della matassa aggrovigliata su se stesso (per risorgere), là dove egli ha smarrito il naturale flusso della vita. E spesso quel genere di bandolo si manifesta pure in noi inascoltato come contrattura muscolare che sempre perseguita il nostro corpo. Quel se stesso che nel profondo egli solo, meglio di noi, conosce davvero bene e ne conosce le esigenze. Se facciamo confusione riguardo al reale confine, psichico ed energetico, tra noi e i nostri ospiti, se non vogliamo incappare in un’insensibilità difensiva o nel barn-out (tipico di molti operatori del benessere) sorge quindi ineluttabile la necessità di Curare se stesso per prendersi cura gli altri.
Crediamo, perciò, auspicabile che l’operatore debba prendersi cura di sé, delle proprie emozioni, e che accresca la consapevolezza dei propri sentimenti e di quello che il contatto intimo con l’ospite gli suscita per evitare il cosiddetto “effetto boomerang” dei turbini emotivi dell’ospite.
A maggior ragione dunque la dimensione motivazionale di chi si prende cura dell’altro deve essere nutrita di buoni sentimenti scevri da identificazioni proiettive con la sofferenza dell’altro: noi non possiamo sostituirci alle loro persone care, non possiamo sostituire l’Amore universale con il nostro.
Tuttavia è sempre in agguato il rischio di incasellare la realtà altrui (che è sempre diversa dalla nostra anche quando è simile) con i nostri drammi irrisolti. Il complesso del novello “Cristo salvatore” è più frequente di quanto si pensi. Soprattutto quando, come noi, si lavora sulle impalpabili energie sottili, e non su muti protocolli scientifici da ripetere ugualmente con chiunque.
Il “lavoro” che andiamo auspicando sarà quello di aprire la nostra personale “gabbia dell’Io”; quella che, a nostra insaputa, riconducendo tutto e tutti sempre e solo a noi stessi non fa altro che renderci autenticamente cechi e sordi. Certamente tale lavoro su se stessi potrà essere condotto con l’ausilio di uno psicologo, ma soprattutto non dimenticando di dover essere a nostra volta costanti riceventi di massaggi emozionali. E poiché non è di mero relax che parliamo (e il riposo va certamente tutelato), bensì di lavoro che riguarda certe nostre “sordità emozionali”, non dimentichiamo che la “gabbia dell’Io” ha una dimensione psichico ma anche corporea.
Per meglio entrare nello specifico di un percorso più tecnico riguardo all’intervento specifico sulla natura delle nostre emozioni, Stefano De Michino ha voluto arricchire le competenze del bodyemotionalworker con un secondo percorso, ausiliario del bio-emozionale, e che ha voluto chiamare: massaggio soma-emozionale. Dal suo sito ne abbiamo riportato la descrizione.

Ispirato dal Massaggio Connettivale Riflessogeno, dal massaggio dei metameri, dalla riflessologia Plantare e da numerose tecniche di rilassamento, nasce il Massaggio Soma Emozionale di Stefano De Michino.
Soma = Corpo: le emozioni che si manifestano sul corpo portano la memoria dei traumi fisici, psichici o articolari subiti sotto forma di dolori e contratture che possono anche diventare permanenti, sfociando a volte in malattie. Il massaggio Soma Emozionale è un massaggio di tipo 'riflesso'. Attraverso specifiche manipolazioni vengono stimolate delle fasce chiamate Metameri. Tali aree sono innervate da una medesima radice spinale, nonché le "fasce" del tessuto connettivo la cui funzione è di contenere e dividere gli organi interni dalle strutture sovrastanti.
Il massaggio Soma Emozionale si basa sul presupposto olistico che tutte le parti anatomiche del corpo umano “comunicano” tra loro (così come avviene per ogni singola cellula di un tessuto organico.
Questa tecnica è in grado di :
• Riequilibrare il sistema nervoso e migliorare la funzione degli organi e visceri;
• Riequilibrare livelli ormonali;
• Diminuire del 90 % dolori di mal di schiena;
• Aumentare la vascolarizzazione della zona trattata;
• Migliorare in maniera significativa fino anche annullare gli inestetismi del viso (occhiaie, pelle grassa, follicolite, borse sottoculari, problemi di couperose, pelle alipidica ...)
• Migliorare in maniera significativa gli inestetismi del corpo (capillari, cellulite, infiltrazione alle gambe, atonia dei tessuti, smagliature, ecc...
• Ridurre in maniera significativa problemi legati ad Ansia, Attacchi di Panico, Depressione e forte Stress.

Noi sappiamo che le persone veramente contente non sono quelle rilassate, ma quelle innamorate e innamorate della vita e della vita insieme al prossimo. Poiché noi sappiamo che l’amore non è un’utopia, è questo entusiasmo per la vita che i nostri ospiti si aspettano da noi. Quindi le nostre mani per prime non possono essere il canale di nevrosi irrisolte. Ricordiamolo ancora! La differenza tra massaggi cosiddetti rilassanti e quelli emozionali sta proprio nell’accettazione del “principio d’amore” come unica condizione di autentico benessere. In taluni centri benessere non è insolito notare operatori, spenti dalla routine, effettuare massaggi rilassanti come prestazioni specchio della propria anestesia emozionale. Noi non crediamo che la pedissequa ripetizione di una tecnica basti ad infondere un rilassamento come antidoto al malessere (fosse anch’esso il logorio dell’attuale vita stressante). Si offrono massaggi antistress come se questi potessero togliere lo stress, ignorando che questa troppe volte è la nostra abituale alienante condizione di vita. In certe SPA, che vorrebbero essere “centri benessere”, sembra invece che tutto venga svolto per evitare la consapevolezza di sé, perché sappiamo bene che solo dove c’è consapevolezza c’è anche disagio. Dove vi è luce c’è sempre l’ombra! Per coloro cui noi rivolgiamo l’attenzione, e non catene di montaggio con effetti speciali, cerchiamo di non offrire facili inganni pur di non soffrire, o semplicemente per un profitto facile e non impegnativo.
Non illudiamoci: quello che siamo nel cuore le nostre mani trasmetteranno.
Rimanere ricettivi è l’antidoto alla nostra chiusura del cuore: i massaggi emozionali non potranno mai essere eseguiti da una macchina; le macchine non hanno cuore, non sanno cosa sono amore ed emozioni. Nel prendersi cura del proprio figlio, una madre non offre una flebo. Per sostenere i propri cari essa offre se stessa secondo il proprio modo di essersi presa cura di sé! Se il proprio atteggiamento sarà corretto o sbagliato ne scoprirà le conseguenze sulla crescita psico-fisica del figlio. Ciò vale anche per le nostre possibilità di successo o meno nella nostra professione.
Essere ricettivi richiede la disponibilità ad avere per gli altri uno spazio vuoto e pronto ad accogliere per poi lasciare andare, evolvere. Ciò va coltivato come il bene nostro più prezioso, più di qualunque bravura tecnico-manuale. Questo spazio vuoto, per essere disponibile, nasce e si sviluppa interiormente a partire dal cuore pulito dell’operatore. L’apertura, la vacuità, noi la manifestiamo esternamente con le nostre mani; mentre il cuore dell’operatore deve rimanere distante e distinto. La trasformazione del cambiamento deve, infatti, avvenire unicamente e soltanto entro il sistema energetico mente-corpo dell’ospite. E le mani, dunque, potranno ascoltare solo se non sono (siamo) piene di pre-concetti sull’essere umano, pre-giudizi su colui che ci affida se stesso tramite il corpo. Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto, afferma Osho.
Se riesci a portare il vuoto tra le tue mani, allora ogni cosa diventa possibile perché gli prepariamo lo spazio per accadere. Nel libro “Dieci storie zen”, Osho ci narra le vicende della monaca Chyono, la quale dopo anni di studi, trovò l’illuminazione che andava cercando, solo in seguito ad un evento quasi accidentale. Una notte Chyono stava portando un vecchio secchio pieno d’acqua. Mentre camminava solitaria, Chyono guardava la luna piena riflessa nell’acqua del secchio. Improvvisamente la canna di bambù che sorreggeva il secchio si ruppe e il secchio cadde a terra. L’acqua fuggì via, il riflesso della luna scomparve e Chyono diventò illuminata, e scrisse questi versi:

Il vuoto nelle mie mani
In un modo e nell’altro
Ho cercato di sorreggere il secchio
sperando che il debole bambù
Non si sarebbe mai spezzato.
Improvvisamente il sostegno si è rotto
Non più acqua, non più luna nell’acqua,
il vuoto nelle mie mani.

Non portarti dietro i tuoi pensieri - continua Osho nel libro - la tua conoscenza, non portarti dietro niente di ciò che riempie il secchio, e che non è altro che acqua, perché altrimenti guarderai sempre e solo il riflesso, e nient’altro. Nella ricchezza, nei beni materiali, nella casa, nell’automobile, nel prestigio, tu non vedrai che il riflesso della luna piena nell’acqua del secchio, mentre la luna vera è li, in alto, che ti aspetta da sempre. Lascia cadere il secchio, cosi che l’acqua sfugga via, e con essa la luna. Solo questo ti permetterà di alzare lo sguardo e vedere la vera luna nel cielo; ma prima devi avere conosciuto il sapore del vuoto, devi lasciar cadere il secchio della tua mente, dei tuoi pensieri: non più acqua, né luna. Il vuoto nelle mani.
La ricettività non è essa stessa un evento, bensì la capacità di accogliere eventi: spaziosità. Piuttosto che concentrarci sull’“avere”, beni oppure la stessa conoscenza, possiamo nutrire quella parte di noi stessi in grado di ricevere, che è essenzialmente vuota. Evitiamo di vedere il prossimo come qualcuno che deve essere dominato dalla nostra conoscenza, perché troppe volte la competenza è supponenza che ci impedisce di ascoltare la semplice ed umile richiesta di accoglienza del cliente. Molto più spesso di quanto crediamo, alla base del disagio narratoci c’è solo bisogno di muta e rispettosa accoglienza. Nulla di più del bisogno di conforto. Se sappiamo comprendere ciò, se lo comprendiamo quando ciò accade in noi stessi, comprenderemo che in questa dimensione c’è beatitudine, compassione piuttosto che dolore-piacere.
Un lavoro sulla nostra consapevolezza fatto anche, stesi a nostra volta, sul lettino di un collega massaggiatore ci farà comprendere che uscendo dal consueto modo polare - dolore-piacere - di intendere la realtà, potremmo meglio vedere l’esistenza come il fluire serpeggiante del destino. Questa è la fase della conoscenza della vita che intraprenderemo con la fiducia di “arrenderci al destino”. Questo lasciarsi “abbandonare” dell’io dovrebbe ricordarlo a noi proprio la posizione orizzontale che il cliente assume sul lettino del massaggiatore come in quello dell’analista. Posizione altamente simbolica, non solo dell’ammissione di debolezza nei confronti dell’operatore che opera in verticale, ma anche della fiduciosa ricettività: Prendi me! Accogli me! Sembra, infatti, dirci il cliente.
Fiducia significa arrendersi al mare dell’esistenza che ci fa rotolare. Come ciottoli, esso ci spinge da una parte all’altra (come pretendiamo di fare con il massaggio). Con noi stessi, troppe volte, ci piace invece credere che il ciottolo che è in noi possa restare nella fissa posizione che vogliamo, ma alla fine il potere delle onde, del destino, è maggiore di quello della nostra volontà di controllo. Fiducia significa accettare questo dato di fatto, che vale per tutti gli esseri: seguire il flusso. Fiducia significa comprendere che la vita può aver bisogno di farci assumere un ruolo diverso, anche a noi che pensiamo di averlo perché professionisti. Diverso da quello che avremmo invece sempre in mente. Quando comprendi, anche tu (sulla tua pelle), che gli eventi ci fanno rotolare e rotolare senza tregua, allora potrai comprendere che ne sei il testimone. Allora potremo – emozionandoci - gioire di ogni capriola. L’elasticità di un corpo non sarà mai data dall’effetto di un massaggio se questo non sarà in grado di stimolare il dispiegarsi flessuoso dell’anima che alberga in quel corpo. Così come siamo troppo spesso bravi a vedere le angosce del cliente, così dovremmo, lavorando su noi stessi, vedere e accogliere le nostre angosce quando siamo fuori dal ruolo professionale che incarniamo. Lo stato di angoscia, opposto a quello dell’amore, è il rovescio della medaglia specchio della condizione umana. Non è necessario ricordare le teorie esistenzialiste di Heidegger per affermare che l’uomo, nato per amore, viene “gettato” con angoscia in un nuovo mondo a lui ignoto. Ricordiamo che gli olistici sono massaggi rilassanti e che, a differenza dell’ansia, che è generata dal timore di non ottenere qualcosa, l’angoscia non ha oggetto. Essa è la paura di scomparire, di non essere nessuno, di essere ignorato, non amato. È una sorta di crisi di identità che sempre, all’angosciato, fa dire: “Chi sono io se non agisco, se non faccio?”. È così che noi stessi, come i nostri clienti-ospiti, ricreiamo sempre il desiderio di essere qualcuno che abbia un ruolo, che abbia qualcosa da fare per essere riconosciuto. Fare e non già essere, desiderare al posto di amare. Quando proponiamo le nostre “tecniche rilassanti” ricordiamo che anche per noi vale lo stesso trattamento (cui spesso l’operatore trascura di sottoporsi): nel rilassarsi, essenzialmente, l’uomo occidentale lascerà andare l’oggetto a cui si era attaccato disperatamente – con tutto il suo corpo -. Il dolore di non avere, possessi o ruoli, lascerà il posto alla beatitudine dell’essere. Non sarà tollerabile ignorare che una simile insoddisfazione o mancanza di senso nella nostra esistenza possa in qualche modo trasmigrare dalle nostre mani al corpo energetico del cliente. Oltre al detto “Mens sana in corpore sano” i latini dicevano anche che: “Agere sequitur esse”, il fare segue l’essere.
Non cercare di cambiare le tue azioni; cerca di scoprire il tuo essere e le azioni cambieranno.

L’azione è qualcosa che fai, l’essere è qualcosa che sei.