Come scrivere un tema o una tesina

Categoria:

lezioni private

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Andrea Salvatore

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La composizione di un buon tema così come la stesura di una buona tesina dipendono in modo determinante dal modo in cui i concetti e gli argomenti sono stati organizzati e messi in connessione. La scrittura, intesa come disposizione finale delle varie parti dell’elaborato, non è altro che la fase finale – potremmo anche dire le conclusioni – di questa previa elaborazione concettuale e argomentativa. In questo senso si può paragonare l’elaborazione di un tema alla costruzione di un edificio: tanto la prima quanto la seconda, insieme alla qualità del risultato finale, altro non sono che l’atto conclusivo di un più articolato (anche se ovviamente meno visibile) iter progettuale; al pari di qualsiasi edificio, dunque, un buon tema e una buona tesina necessitano di solide fondamenta.

Il modo migliore per organizzare quanto dobbiamo ricostruire, esporre o discutere, è quello di stendere un elenco degli argomenti da trattare. Per far ciò è ovviamente necessario leggere con attenzione la traccia o il tema d’esame. Spesso la paura di non riuscire a consegnare in tempo o di non finire il compito ci induce a dedicare alla lettura della traccia il minor tempo possibile, in modo da poter passare subito alla stesura del tema: nulla di più sbagliato. Una mancata, parziale o addirittura errata comprensione della traccia, infatti, può compromettere in maniera irrimediabile la stesura del tema, così come un’approfondita comprensione della stessa – per quanto riguarda sia le tematiche di fondo sia il modo in cui esse vengono presentate e articolate – ci permette di selezionare e organizzare con maggiore efficacia e precisione gli argomenti da trattare. Una volta letta e compresa la traccia, possiamo passare a stendere un elenco degli argomenti, la cosiddetta “scaletta”. In una prima fase stileremo un elenco delle tematiche, degli argomenti e dei rimandi che riteniamo attinenti al tema, così come ci vengono in mente e indipendentemente dalla loro maggiore o minore rilevanza: procediamo, insomma, per associazione di idee. Una volta approntato un numero sufficiente di argomenti (sufficiente a rispondere in modo adeguato a quanto la traccia richiede), passiamo a organizzarli in maniera più sistematica. Per far ciò, rimetteremo mano all’elenco iniziale, ordinando i vari argomenti secondo la loro maggiore o minore rilevanza rispetto alla traccia (chiaramente se scopriremo che un determinato argomento non è realmente attinente alla tematica da trattare, lo elimineremo dall’elenco). L’elenco che otterremo costituirà la struttura fondamentale del nostro tema.

Una volta approntata e definita la scaletta, siamo già a buon punto. Quello che ci rimane da fare è sviluppare ogni singolo argomento e metterlo in relazione con quello che lo precede e quello che lo segue, in modo tale da sviluppare un discorso logico-argomentativo coerente ed esaustivo. Un discorso può dirsi tale se comprende e tratta in modo adeguato tre elementi fondamentali: l’analisi delle premesse o dei precedenti, la dicussione delle varie tesi, la valutazione delle conseguenze o degli sviluppi di un determinato aspetto, fenomeno o processo. Le parole chiave per l’elaborazione di questi tre passaggi sono esattezza e sintesi: dobbiamo centrare il cuore del problema senza perderci in osservazioni o considerazioni marginali. Una volta compiuta anche questa operazione, non ci rimane altro da fare se non far precedere quanto fin qui ottenuto da una introduzione, ovvero da una breve presentazione dell’argomento che andremo a trattare, e far seguire il tutto da un’altrettanto breve conclusione, ovvero dall’esposizione del nostro punto di vista su quanto discusso. A riguardo della conclusione è importante non limitarsi a dire “mi piace” o “non mi piace” oppure “sono d’accordo” o “non sono d’accordo”: in entrambi i casi è assolutamente fondamentale esporre le ragioni per cui siamo o non siamo d’accordo con un dato punto di vista (vale a dire dare le nostre ragioni).

A questo punto abbiamo una versione “grezza” del nostro tema o della nostra tesina. Quello che rimane da fare è ricorreggere il tutto, rileggendo il testo più volte e prestando particolare attenzione alla correttezza ortografica, grammaticale e sintattica di quanto scritto. Non solo: oltre alle correzioni formali, dobbiamo cercare anche di trovare l’espressione più esatta e precisa per esprimere quanto vogliamo esprimere: dobbiamo evitare, dunque, espressioni come “per così dire”, “insomma”, “all’incirca”. Se pensiamo che qualcosa possa essere detto meglio (con più precisione, con più esattezza, con maggiore proprietà di linguaggio), dobbiamo assolutamente sforzarci di trovare l’espressione più appropriata: chi legge il nostro tema o valuta la nostra tesina non può valutare ciò che avevamo in mente o volevamo esprimere, ma solo ciò che abbiamo effettivamente scritto e dunque detto.

Un’ultima questione: è necessario fare una brutta copia del tema e poi ricopiarla in bella copia dopo averla corretta? Sì, all’inizio è necessario fare una brutta copia del tema. Dopo qualche tempo, ci accorgeremo che abbiamo acquisito una certa dimestichezza con le varie fasi sopra richiamate e che dunque possiamo svolgere i vari passaggi mentalmente, scrivendo direttamente in bella copia. Con due avvertenze finali:

1) si tratta di un passaggio graduale, che può dirsi compiuto solo dopo molto esercizio;
2) non esiste prima stesura (in bella o in brutta) che non necessiti comunque di qualche correzione.

Un ultimo consiglio: il modo migliore per imparare a scrivere è quello di leggere il più ampio e più vario numero di libri possibile (non necessariamente di Grandi Autori: scegliete l’argomento o l’autore che più vi piace, aprite il libro e leggete). Non c’è brillante scrittore né diligente scolaro che non abbia imparato a scrivere leggendo ciò che altri avevano scritto. A riprova del fatto che lo scrivere bene – e per scrivere bene intendo l’imparare a scrivere correttamente, cercando di riuscire a esprimere ciò che pensiamo non si possa esprimere – è molto più questione di esercizio che di talento.