Bullismo e Gomorra

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psicologo

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DottStefanoScatena

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Ho finito di leggere in questi giorni ”Gomorra” di Alberto Saviano. Come tanti lettori, sono rimasto colpito dal fenomeno della connivenza, di come molti abitanti della Campania, i più poveri e disperati, ricevono un vitalizio dal “Sistema” quando i loro parenti finiscono in carcere. Mi ha colpito la mentalità del camorrista e dei suoi conniventi, il silenzio che si trasforma in lotta all’etica e allo stato per sopravvivere. Da Psicologo, giornalmente mi confronto con i ragazzi, mi accorgo di come sottilmente la logica del profitto, del potere ad ogni costo, porti i giovani a vedere la figura dei “Boss” come figure di riferimento della propria vita. “Ah, se fossi un camorrista, non mi risponderebbe così quell’idiota!”, “Meglio vivere come un affiliato che morire di fame per 700 euro al mese…” insomma, tra videogiochi, film e programmi televisivi che esaltano le figure dei mafiosi, nei nostri ragazzi osservo sempre più una sorta di “mito” dell’imprenditore spregiudicato, del tutto contro tutti, del “mors tua vita mea”, tanto per usare una nota locuzione latina. Ma cosa c’entra questo con i nostri ragazzi viterbesi? C’entra, e moltissimo. Questa non è terra di camorra (almeno lo spero, visto che il potere dei clan si è spinto fino a Mondragone, ad un passo dalla nostra regione, e non parliamo di Roma). I meccanismi psicologici però, sono gli stessi del bullismo, con cui lotto quotidianamente nelle scuole. Come se non ci fosse altra via d’uscita, per ottenere quel potere e quella considerazione che in parte ci propinano i media, che diventare un bullo, sottilmente o meno. Come la camorra si è trasformata negli anni, diventando sempre più dedita a traffici semi-legali (dallo smercio di droga allo smaltimento dei rifiuti, alla compravendita di scarpe da ginnastica a basso costo di produzione, di cui anche noi a Viterbo dovremmo sapere qualcosa, leggete a pag. 24 del libro di Saviano) così i comportamenti dei bulli sono sempre più sottili, e usano più la maldicenza, l’isolamento delle loro vittime; ci ricorda qualcosa? Volevo pubblicare in un manifesto all’I.T.I.S.G. “Leonardo Da Vinci” questo vademecum per gli studenti e le studentesse vittime di bullismo, ma ho preferito inviarlo a voi. E’tratto dal sito della Polizia di Stato:
“Ci sono una serie di comportamenti che se ripetuti frequentemente possono essere identificati con il termine di bullismo soprattutto se chi li subisce non riesce a difendersi.
Eccoli:
* ricevi insulti o minacce
* ti spingono, ti danno calci e pugni, ti fanno cadere
* ti danno dei soprannomi antipatici e ti prendono in giro
* diffondono voci maligne su di te
* ti offendono per la tua razza, per il tuo sesso o per la tua religione
* fanno sorrisetti e risatine mentre stai passando
* parlano in codice se sei presente
* ricevi sms, e-mail e telefonate offensive
* ti ignorano e ti voltano le spalle se ti avvicini
* ti costringono a fare cose che non vuoi
* ti rubano o nascondono i libri, la merenda, la paghetta o le altre tue cose

Vi ricordiamo che non si tratta di bullismo se due ragazzi o gruppi di ragazzi litigano fra loro o si picchiano perché, in questi casi, esiste una parità di forza. Ma soprattutto non è bullismo quando qualcuno attacca o minaccia un coetaneo con un coltello, procura ferite gravi o compie molestie o abusi sessuali, questi comportamenti sono dei veri e propri reati.”

Dott.Stefano Scatena
Psicologo
 

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