Capire l'adolescenza: tra crisi e trasformazione

Categoria:

psicologo

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mara.porcaro

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L’“adolescenza” è un periodo della vita che segna il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta. Essa è una delle fasi più complesse dello sviluppo psicofisico del soggetto in quanto si assiste non solo ad una modificazione repentina del proprio corpo, ma anche ad un cambiamento del modo di percepirsi e di rapportarsi agli altri. Il soggetto esperisce una vera e propria crisi evolutiva giacché perde il ruolo costruito nel corso dell’infanzia e ne comincia ad acquisire uno nuovo, molto più labile perché non ancora ben definito, che lo rende vulnerabile.
In questa fase i genitori sono visti quasi come dei nemici da contrastare e l’identificazione nel gruppo dei pari diventa un passo fondamentale: si comincia dunque a strutturare l’identità.
L’adolescenza si configura come il periodo dei dubbi, delle incertezze, delle emozioni forti, delle fluttuazioni emotive improvvise: questa è l’età dei paradossi, delle crisi esistenziali dove il ragazzo molte volte non si riconosce più in un ruolo impostogli dalla famiglia, non si sente all’altezza di rivestire un ruolo conferitogli dalla società che, se da un lato non lo considera più un bambino, dall’altro non gli riconosce pienamente lo status, i ruoli e le funzioni dell’adulto.
Nella nostra società, così complessa e differenziata, gli adolescenti sono soggetti a rischio, vittime spesso di un disagio che trova origine nella difficoltà di acquisire, in modo non traumatico, il proprio ruolo. Disagio che a volte diventa manifesto grazie a comportamenti etichettati come devianti (comportamenti antisociali di non conformità alle regole, condotte di abuso, autolesionismo e comportamenti suicidiari, ecc.).
Ma a cosa è dovuto il disagio giovanile e quali sono i principali agenti sul rischio adolescenziale?
La famiglia riveste senz’altro un ruolo fondamentale nell’esacerbazione di condotte devianti. La famiglia contemporanea, invece, viene ad essere caratterizzata da forti ambivalenze che riguardano lo sperimentare, nelle sue relazioni, valori contrastanti (come ad esempio il consumismo e la solidarietà). L’ambivalenza che essa esprime viene inevitabilmente assorbita dall’adolescente, il quale non riesce ad assimilare, quindi, una polarità di valori, non riesce a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato poiché tutto risulta confuso da una famiglia in trasformazione, che rispecchia una società ambivalente e confusiva.
La società, la cultura che essi assimilano dai media: ecco l’altro grande attore chiamato in causa nella costituzione di comportamenti devianti da parte dell’adolescente. Tutto parte dai loro condizionamenti operanti, che sono i modelli che seguono, i loro miti, i loro “eroi”. Basta frugare nei loro sogni nel cassetto: diventare un calciatore o una velina, un tronista di “Uomini e Donne”, un concorrente del “Grande Fratello”, ecc. Dilaga una distorsione dei valori, dei modelli da seguire, degli ideali in cui credere, come se si fosse perso di vista il vero significato della vita. Ormai la distorsione di questa società colpisce la mente degli adolescenti rendendoli spugna di una patologica visione delle cose che li invade come una metastasi che si dirama nelle loro menti. É compito e dovere delle famiglie dedicarsi ai loro figli con intelligenza e comprensione, con zelo e pazienza, per consentire loro di essere in grado di saper scegliere, prima di incorrere in errori irreparabili, irreversibili.
 

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