Manilla.Calabrese  Torino

Manilla.Calabrese

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1. progettista di filiera, dall'idea al dettaglio esecutivo

  • Categoria:

    architetto

  • Prezzo: su preventivo
  • Disponibilitá: sempre disponibile
  • Servizio offerto in:
  • ovunque

Specialità

Io non cerco più lavoro. Non nel senso di ambire a trovare il datore di lavoro illuminato e ideale, il magnate dell'architettura, il talent scout dei giovani progettisti. Cerco una o più anime professionalmente affini. Possibilmente a me complementari e interessate a creare uno studio, una realtà professionale o come la si voglia chiamare... in cui ciascuno svolge il proprio compito, con il massimo dell'impegno, della disponibilità, tenendo d'occhio l'interfaccia con l'altro e aperto il dialogo, con lealtà, rispetto, solerzia e tenacia. E all'insegna dell'obiettivo comune di COSTRUIRE, da buoni architetti sì, ma un sodalizio di intenti, prima ancora che di acciaio e vetro.


Esperienza professionale

Durante la carriera universitaria ho lavorato per circa due anni part time, con la speranza fanciullesca di sfondare nel mondo dell'Architettura non appena mi fossi laureata, senza rimandare ulteriormente l'ingresso nel mondo dei lavoratori per dover pagare il fio dei tirocinanti. Dopo la laurea ho collaborato con uno Studio di Architettura del Canavese, quello dell'Architetto Besso, che poi avrebbe vinto con il progetto in questione il premio annuale dell'Ordine degli Architetti. In quel periodo sembrava che le opportunità di lavoro fossero maggiori delle mie aspettative, fermavo la mia attenzione sulle proposte di collaborazione - che mi davano soddisfazione e gran profusione di complimenti - ma cercavo un lavoro "da grandi". Abbandonato lo Studio canavesano ho dirottato sulla mia città, Torino, per uno Studio di Architettura e Ingegneria dove ho trascorso la maggior parte della mia vita professionale, facendo conoscenza con frotte di colleghi Politecnici ingegneri e interfacciandomi con loro nella redazione di progetti prevalentemente esecutivi, di grandi dimensioni, spesso infrastrutturali. Qui ho avuto modo di collaborare alla stesura del Progetto Costruttivo della discussa Chiesa del Santo Volto, dell'Architetto Mario Botta, e di seguire in pole position i lavori di costruzione del Parcheggio interrato di Piazza Vittorio Veneto, tra gli altri. Ho poi collaborato con un'impresa di Costruzioni, giusto per arrivare a valle e vedere se fossi in grado di seguire il processo fino alla "costruzione" vera e propria.  E, fin qui, c'ero: contare, disegnare, organizzare, acquistare materiali, dirigere operai, sanare, correggere, perfezionare, risolvere, promuovere, vincere gare, proporre al cliente, contabilizzare, risparmiare, perdere gare, cercare tecnologie alternative... Poi ho dovuto chiedermi, una volta "toccato il fondo" e visto e fatto e costruito ciò che da altri era stato escogitato, cosa mi vietasse di tornare alle origini: alla creazione, alla genesi dell'idea, all'ambizioso parto del progetto. Forse: la paura che PENSARE IL PROGETTO non avesse la stessa dignità che FARLO. Che non potesse valere la pena di proporsi come "pensatore", se tutti hanno una testa. Come "progettisti", se nel campo di architetti si tratta. Una consapevolezza professionale. Ma anche umana.Quella è sempre stata la mia grande passione: PROGETTARE. Ma sempre mi era parso di dover impiegare le mie energie e il mio tempo a imparare ciò che ancora mi mancava, che mi risultava più ostico, che semplicemente mi incuriosiva, che poteva essere complementare, o rendermi indipendente da altri professionisti, in una sorta di tuttologia demodè e vinta. E non ciò che avevo dentro.

 

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